Le Ballate del Fuoco e del Fato

2026-07-08
7 canzoni
1 La Shalafi dell'Alba
Il Falco irrompe, bianco sul volto
"Stanza minuscola! È un buco, un tumulto!"
Venti cavalieri e una mazza ferrata
"Se entriamo... domani c'è la sviolinata!"

Il Barbaro sbuffa: Non riesco a colpire!
Il Chierico: Non posso neanche guarire!
Il Nano annusa: Guano e destino...
E il Corvo sussurra: Sa già di declino...

L'elfa tentenna, all'ingresso arranca.
La Shalafi inciampa... e il portone si spalanca.
Tutti la fissano, gelo nel petto.
Lei alza il mento, un ghigno perfetto!

Non me ne frega se qua siamo stretti
Estasi folgorante contro i nemici abietti.
Non me ne frega il salone quanto è grande!
Alzo il canto e lancio Estasi folgorante!


sei metri per sei, a stento si sta
La Shalafi sorride: "Vedrai come va..."
Il Corvo urla "NO!", il Chierico prega
Ma sappiamo tutti: alla fine è sfiga

"Qui manca l'aria!" grida affranta l'umana
Il nano svelto sotto la panca si rintana
"Scappate!" urla il mannaro in mutazione.
Troppo tardi, parte l’evocazione!

Non me ne frega se qua siamo stretti
Estasi folgorante contro i nemici abietti.
Non me ne frega il salone quanto è grande!
Alzo il canto e lancio Estasi folgorante!

La magia esplode, un sole imprigionato
Equipaggiamento... ormai folgorato
Il Falco è cenere, il Corvo è polvere
Le zampe del mannaro... smettono di correre

Le ossa del Chierico appena arrostite
La barba del Nano? fiamme infinite
E la Shalafi? Oh sì... è bella che andata
con addosso un ghigno e una tunica bruciata.

Non me ne frega se qua siamo stretti
Estasi folgorante contro i neri scorretti.
Non me ne frega il salone quanto è grande!
Alzo il canto e lancio Estasi folgorante!

Non me ne frega se qua siamo stretti
Estasi folgorante e siamo tutti cotti.
Non me ne frega il salone quanto è grande!
Alzo il canto e lancio Estasi folgorante!
2 La Mano che uccide
Sotto le torce del molo antico
due volontà si cercano nel buio.
Non è soltanto ferro contro ferro,
ma legge contro caos, giuramento contro abisso.

Tre metri esatti tra sfida e destino,
occhi di brace e silenzio divino,
parla di onore la voce del demone,
ma già ribolle la bestia nel nome.

La spada cade, rinuncia apparente,
polvere al suolo, promessa latente,
non serve titolo, lignaggio o casato,
solo il fragore di un fato evocato.

Nel petto qualcosa si spezza e dilaga,
una catena si rompe e si appaga.

Tre metri d’inferno tra vita e rovina,
due braccia soltanto e la furia avvicina,
ruggisce il demone, il cielo si incrina,
KillingHand ghigna: la notte è divina.

E Beltasor avanza, dubbio nel cuore,
acciaio e disciplina, fede e rigore,
contro la tempesta che nulla trattiene,
contro l’abisso che cresce e diviene.

Scatta l’impatto, violento e improvviso,
il piede nel ventre, metallo reciso,
l’onda lo spinge ma non lo consuma,
il cavaliere resiste e schiuma.

Lo spadone disegna un arco mortale,
dal basso alla luce, ferita totale,
il colpo si abbatte, l’armatura si spezza,
carne e metallo in un’unica asprezza.

Necroplasma stilla, oscuro veleno,
segna la carne, ma accende il suo velo,
la furia divampa, non chiede perdono,
è legge antica, è richiamo del trono.

Non è più lotta, non è più misura,
l’ombra si espande, diventa creatura,
artigli invisibili graffiano il vento,
nera è la trama del suo giuramento.

"Cerco lo scontro" risuona nel ferro,
esclama Beltasor, gelido come l'inverno,
"Onore e fede guidano il mio passo"
ribatte il demone, arde dal caos più basso.

Tre metri d’inferno non sono più niente,
due braccia soltanto e la fine è presente,
acciaio e demone, fronte a fronte ardente,
la leggenda si incide nel sangue vivente.

Tre metri d’inferno tra fede e rovina,
due braccia soltanto e la furia si avvicina,
urla la notte, la guerra è vicina,
KillingHand e Beltasor: eterna rovina.


E quando il clamore sarà ormai cenere
e il mare tornerà a tacere,
resterà inciso nel vento salmastro
il nome di chi sfidò il disastro.

Onore invocato.
Furia liberata.
E il molo antico...
non dimenticherà.
3 Il Pellegrino
Ohé, viandanti, zitti un momento:
questa è l’Osteria del Pellegrino,
e “del Gigante” lo dice solo chi non capisce
o chi ha bevuto troppo vino.

All’Osteria del Pellegrino, tra legno inciso e odore amaro,
un nano con l’ascia fa il falegname ma si crede picaro.
“Qui è casa mia!” tuona forte, “qui il nero è buon colore!”
e ride la sala, ma ride poco: l’aria sa già di rumore.

Tra Falchi e Neri, tra promesse e vecchie guerre,
c’è un Ragno sulla parete che guarda e non si perde;
e il vento dalla porta, porta l’inverno sul pavimento:
un Nuctemeron come sorriso, un Eligor come avvertimento.

Bevi, bevi, alla luce che non trema!
Bevi, bevi, alla notte che non scema!
Sianodel, Astore fiero, cuore d’acciaio e sale,
Merrick mare scuro, pace dentro il temporale.
E se la locanda ringhia e il destino fa lo svelto,
noi cantiamo i due spavaldi col boccale sempre alto!

Entrò lei, tutta viola e nero, con la stella al collo,
dolce bocca rosa e occhi d’oceano in un solo volto.
“Pellegrino,” disse al mondo, “io qui voglio solo pane e birra,”
e persino il ferro tacque, ché la calma sua non atterra.

Entrò lui, alto come abete, col falco della Compagnia,
sguardo verde di mare e pazienza da lunga via.
Non cercava baruffa, non cercava gloria o tesoro:
cercava solo che la parola valesse più del ferro e dell’oro.

Bevi, bevi, alla luce che non trema!
Bevi, bevi, alla notte che non scema!
Sianodel, Astore fiero, passo d’anguilla e rabbia,
Opium mano ferma, dignità che non si cambia.
E se la Tenebra sorride e il Principe fa il suo vanto,
noi cantiamo per chi resta in piedi anche quando cade il canto!

Chi chiese onore fuori dalla porta, senza sputo e senza vanto?
(Sianodel!)
Chi rimase calma, senza paura in gola, davanti a tutto quanto?
(Opium!)
Chi disse “non rispondo a corone, né a baroni né a bugie”?
(Opium!)
Chi disse “se Cavalieri siete, accettate la mia sfida e via”?
(Sianodel!)

Non serve dire com’è finita: lo sa il legno sotto i nostri passi,
lo sa il Ragno nella cornice, lo sa la porta coi suoi graffi.
Ma una cosa resta chiara, più del ferro e del comando:
c'è chi muore rimanendo,
c'è chi vive nel nefando.

Bevi, bevi, alla luce che non trema!
Bevi, bevi, alla notte che non scema!
Sianodel, Astore fiero, arco lungo e tenace,
Merrick voce d'Alba, fece del silenzio una croce.
Se domani un altro vento busserà a questo Pellegrino,
noi alzeremo i boccali: ai caduti il canto farà cammino!
4 La Maga nera
Entrò col vento addosso e il nero fino ai piedi,
la porta fece sbam come nei drammi seri,
“che freddo cane” borbottò tra i denti stretti,
ma gli occhi suoi dicevan: state buoni... o siete fritti.

Sorriso da furbetta, passo lento da serpente,
la sacca che tintinna “non guardate, non è niente”,
tra spade, scudi e nani già pronti alla tenzone,
lei gioca a fare l’agnello... con l’odore di zolfo e pozione.


Oh Katinka, Katinka, che finta regina,
con l’aria innocente e la veste corvina,
mentre i Falchi si azzuffano in sala vicina
tu sparisci leggera... puf! come brina.

“Natasha, piacere”, bugia detta piano,
mani alzate in resa ma il trucco è lontano,
“difendetemi voi?” con lo sguardo da cerbiatta,
intanto mezzo mondo da lei già fugge e si gratta.

Nurak avanza con l’ascia già in mano,
l’elfo risponde altezzoso “io non obbedisco al nano”,
Calad la pedina, Cormoran sospira,
e lei vicino al fuoco si scalda... e inspira.


Oh Katinka, Katinka, che finta regina,
con l’aria innocente e la veste corvina,
mentre l’osteria vibra di rabbia e rovina
tu bevi acqua fresca... e sorridi divina.

Niente fulmini, niente tempesta,
solo parole messe al posto giusto,
la magia più nera, la più disonesta,
è far credere al mondo che sia tutto un gusto.

Arriva il Ministro, cessate le risa,
i Falchi s'inchinano, finisce l’attesa,
lei piega la testa: “purtroppo devo andare...”,
e già non c’è più, come neve sul mare.

Restano spade, regole e onore,
resta l’elfo, il nano, resta il rumore,
ma tra tavoli e panche qualcuno sussurra:
“quella bionda? Maga Nera e bizzarra!”


Oh Katinka, Katinka, ombra sottile,
col passo leggero e l’inganno gentile,
tra guardie e soldati fai il giro del vile
e spargi il caos con un bacio infantile.

Oh Katinka, Katinka, stella assassina,
non brandisci lame, non sporchi la scena,
la vera magia, la più sopraffina,
è uscire pulita... mentre brucia l’arena.
5 I Monti delle Nebbie
Oh oste, riempi ancora,
che stanotte si canta di guerra...

Nei Monti delle Nebbie qualcosa si muove,
non sono più storie, non sono più prove,
la notte s’è fatta più fredda del solito,
e il vento porta un lamento, un gemito.

Bevi, fratello, e su con il cuore!
Che domani si parte... forse non tornerò!
Tra spade e paura, tra forza e sudore!
nei Monti delle Nebbie si sfida l’orrore!

Ho visto un cavaliere con gli occhi svuotati,
era un Paladino... tra i dannati caduti,
la sua stessa spada cercava il mio petto,
e pregava in silenzio... ma senza più affetto.

Bevi, fratello, e su con il cuore!
Che domani si parte... forse non tornerò!
Se il buio ci chiama con voce d’orrore,
noi rideremo... sputandogli in cuore!

Dai sassi saltavano goblin impazziti,
con denti storti e coltelli arrugginiti,
ridevano forte mentre davan la caccia,
più veloci del vino che scende in gola e sbraccia!

E poi... anche gli orchi. Che la Dea ci protegga ancora,
passi come tuoni, fame che divora,
se li senti arrivare... è già troppo tardi,
meglio avere un compagno... o due buoni bastardi.

Bevi, fratello, e su con il cuore!
Che domani si parte... forse non tornerò!
Ma se cado in battaglia tra forza e sudore,
racconta la storia... e offri da bere!

C’è chi prega la dea...
e chi stringe la lama,
c’è chi scappa lontano...
e chi li cerca e li brama.

Nei Monti delle Nebbie andremo a cantare,
che vivi o morti... qualcuno berrà!
E se l’alba ci trova distesi laggiù,
che sia con un sorriso... e un boccale in più!
6 Il Dado truccato
Vieni chiamato Fato, ma sai di bluff,
ago della bilancia col palmo sotto il tavolo,
parli di sorte, ma scegli già chi vince,
noi sotto la pioggia, loro col sole in faccia.

Dadi che rotolano solo da un lato,
giudice bendato con l’occhio spalancato,
predichi guerra, ma hai già firmato il sangue,
nero su bianco, copione marcio e qualunque.

Questo gioco è il tuo trucco sporco e il tuo alibi ridicolo.
Hai barattato l’onore per restare figo sul nulla assoluto.
Re di un gioco morto, dio fasullo, sovrano del vuoto più scuro.
Giochi a fare il dio con la menzogna e del fumo.

Ci chiami pedine, ma tremi se gridiamo,
ci togli le regole perché non ci pieghiamo,
favorisci i neri col marchio dell’ombra,
ma il coro dei giusti la notte ti sfonda.

Dado truccato, legge spezzata,
il tuo destino è una farsa dorata,
noi ci rialziamo dal fango e dal gelo,
tu resti inchiodato al tuo finto cielo.

Questo gioco è il tuo trucco sporco e il tuo alibi ridicolo.
Hai barattato l’onore per restare figo sul nulla assoluto.
Re di un gioco morto, dio fasullo, sovrano del vuoto più scuro.
Giochi a fare il dio con la menzogna e del fumo.

Questo gioco è il tuo trucco sporco e il tuo alibi ridicolo.
Hai barattato l’onore per restare figo sul nulla assoluto.
Tu non sei un Dio, sei solo rumore,
un arbitro stanco che ha perso l’onore.
7 Erik cambia Extremelot
Entrammo su Extremelot, tutto in ordine già
Con la mappa sotto braccio: "oggi facile sarà"
Le nuove teche al loro posto, tutto quanto filava
Poi Erik fece un sorriso... e tutto già cambiava

Il ladro disse: "Controllo un po' le novità"
Ma le novità risposero: "non siamo più qua"
Il mago alzò lo sguardo, diventò quasi blu
Il grimorio era cambiato "oh no, pure tu?"

Andammo verso il porto per la solita via
Ma la strada fece curva e sparì come una fobia
Giuro che la torcia fece un cenno un po' maligno
E sussurrò ridendo: "benvenuto nel suo regno"

Entrammo con prudenza, controllando ogni dettaglio
Erik disse: "bel tentativo" e creò un gran miscuglio

Erik cambia Extremelot
Ogni volta che gli va
Dice: "questa ci sta!"
Poi la cambia un attimo fa

Una mappa è già sicura
Quella dopo non si sa
Noi facciamo un passo avanti
E nessuno capisce qua

Erik cambia Extremelot
Riscrive tutto quel che può
Noi impariamo le regole
Lui rifà tutte le virgole

La guida che scrivemmo ieri
Ora non serve più però
Perché Erik cambia Extremelot

La mappa che abbiamo ormai
È una barzelletta sai
Si riscrive da sola a notte fonda
Perché la gente si confonda

La bussola girò un po'
Poi disse: "io me ne andrò"
Indicò verso le stelle
E sparì tra le cartelle

Trovammo la pagina di posta
Sembrava semplice apposta
Poi cambiò tre volte in un giorno
E noi tornammo al punto di ritorno

Il bardo provò a fare un canto
Per capire almeno quanto
Ma la bacheca gli rispose:
"leggi le novità e riposa"

Il barbaro colpì un orchetto
Pensando fosse quello vecchio
L'orchetto disse: "ahi che male!"
E reclamò in Armi e Onore!

Ci muovevamo con attenzione
O almeno era l'intenzione
Ma Erik cambiò quel che trovammo
E noi da capo ricominciammo

Erik cambia Extremelot
Dice: "tranquilli, adesso va"
Poi la settimana dopo
Tutto nuovo apparirà

Ci giriamo per capire
Ma la guida sparirà
Erik cambia Extremelot
E nessuno lo fermerà

Erik cambia Extremelot
Piega spazio e novità
Noi pianifichiamo tutto
Lui riprogetta la realtà

Forse è ispirato, forse annoiato
Forse ha un'idea appena arrivata
Forse vede una casella vuota
E decide che va cambiata

Chiedemmo al gioco: "cosa fare?"
Per favore facci capire
Lui rispose con un sorriso:
"l'ho cambiato proprio adesso, all'improvviso"

Erik cambia Extremelot
Riscrive il tempo e quel che c'è
Noi andiamo verso il futuro
Lui preme "indietro" sul perché

Erik cambia Extremelot
Siamo dentro ai suoi perciò
Un passo avanti, caos alle spalle
E una nuova patch pasticciò

Venimmo qui per oro e gloria
Per scrivere la nostra storia
Ora discutiamo col fato intero
Su cosa fosse vero davvero

E se un giorno usciremo da qua...
Erik dirà con serenità:
"Ah, dimenticavo ragazzi...
Ho cambiato pure l'uscita già."