Maschere sotto la Pioggia
Nel roseto battuto dalla pioggia, Yemaya confida a Calad il peso del proprio nome, le torture dei necromanti e il linguaggio dei suoi disegni. L’arrivo di Cormoran trasforma le confessioni in un gioco di segreti, ironia e nuove complicità.
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama corta , tiene al fianco mancino Armi da botta , il corpo è avvolto da Armatura completa in cuoio , in borsa ha, Scudo di metallo , Complemento per Battaglia , Balestra a mano , Frecce x 10 . Ha indosso, Pendente , Mantello , Anello . Porta con sé, Cavallo .
Roseto Nonostante la pioggia e le raffiche di vento che le sferzano la lunga chioma nera, spingendola a onde fino a sfiorarle le natiche, esce dalle scuderie con calma, incamminandosi lentamente. I suoi passi imboccano il viale verso il roseto, inspirando l’aria di petali bagnati, erba e terra. Ogni goccia la bagna completamente, e l’abito verde chiaro si fa di un verde più profondo, aderendo come una seconda pelle, disegnandone le spalle, la vita, e il seno. Ai piedi porta sandali aperti; il fango le invade le dita, sale a disegnare caviglie e arco del piede. Cammina senza fretta, lasciando orme lucide che l’acqua assottiglia e il vento cancella un poco dopo. Una ciocca le si incolla alla guancia, un rivolo scende dalla clavicola e scompare nella trama dell’abito ormai umido. Bagnata come un pulcino, raggiunge il gazebo. È lì che, solo un istante più tardi, si accorge di Calad di spalle, volto rivolto al vigneto. Non parla, non subito. Lo guarda in silenzio mentre le pupille si stringono e le labbra si socchiudono appena. Solleva il braccio destro, tra pollice e indice strofina il ciondolo a forma di falco che le riposa sul petto, facendolo tintinnare piano contro la stoffa bagnata. L’odore di rosa e pioggia le sale in gola, inspira a fondo, poi lascia uscire la voce, bassa, roca e intima. "Pravus."
Roseto <sta, come prima, rivolto verso il Gazebo. Non può vedere quindi Yemaya avvicinarsi e non la sente - grazie al rumore della pioggia che la nasconde - fino a che non si avvicino ad almeno 15 METRI da lui. A quel punto i passi si fanno distinti sempre più, il di lei far tintinnare il ciondolo agevola ulteriormente l'identificazione. Volto che rivolge appena verso sinistra, come a rivolgere l'orecchio verso il rumore da lei prodotto ma non si volta per identificarla visivamente> Chiunque voi siate certamente non ho da temere considerato che al Castello nessuno entra se non di casa <sentenzia e, quando l'altra saluta accenna un sorriso> ohh ecco chi eravate, Pravus in Tenebris Yemaya <una pausa e continua> prego sedetevi qui vicina, svolgevate compiti al Castello? Siete uscita a prendere aria?
Roseto <Lascia andare il ciondolo riportando il braccio destro lungo il fianco, con un gesto morbido e lento. Non sembra curarsi troppo della pioggia che continua a bagnarle volto, capelli e corpo> Non avete paura di me, dunque? <Domanda con una sottile vena d'ironia che le sporca la voce bassa e dolce> Peccato. <Mormora a fior di labbra, sorridendo lieve. Riprende a camminare raggiungendo il Gazebo> A quanto pare conoscete il mio nome. <Inspira> Preferirei, però, esser chiamata... diversamente. <Devia lo sguardo, ma solo per alcuni secondo. Osserva delle goccioline piegare una piccola fogliolina> Vengo dai vicoli. Sono stata lì così tanto tempo che ho dovuto imparare a celare il mio nome. <Spiega> E sentirlo mi crea... malessere. Mi sento vulnerabile. <Torna a guardarlo> Chiamatemi come volete, ma non Yemaya. E' l'unico favore che vi chiederò. <Non accenna ancora a muoversi, restando sotto la pioggia nei pressi del Gazebo> Sono andata a controllare i cavalli. A volte, coi tuoni, si spaventano. E il mio cuore ne soffre. Tutto qui. <Alza di poco le spalle, poi torna ad osservare la pioggia, restando sotto di essa>
Roseto Perché dovrei avere paura di voi? <E poi continua divertito con quel sorrisetto stupido sul volto, ancora senza cercare il volto dell'altra mantenendo lo sguardo sul vigneto> mi basterebbe un dito per atterrarvi, non siete una minaccia: non per lo meno nel classico intendersi. Per il resto penso di sapervi moderare adeguatamente ugualmente <l'ascolta ora riguardo il nome e, prima che continui la spiegazione, anticipa> vi chiamerò come volete, ditemelo pure <e sentita la spiegazione che la donna fa, a mo' di richiesta aggiunge ancora> perfetto, non lo voglio scegliere io: ditemelo voi. Come vorreste che io mi rapportassi a voi qui dentro e fuori dal Castello? A che nome risponderete quando io vi chiamerò? <curiosa ora l'espressione, attenzione del Mezzelfo catturata efficacemente> converrà che veniate sotto il gazebo però, l'Innominato soprattutto in questo momento preferirebbe non aver malati in casa <or tace ed attende replica, facendo un sospiro mentre la mano destra passa fra i capelli più corti del solito>
Roseto <Sotto la pioggia solleva entrambe le braccia sopra il capo; le dita si aprono e affondano tra i lunghi capelli, pettinandoli lentamente all’indietro. Le ciglia, pesanti di gocce, si socchiudono, la schiena si inarca in un arco morbido che offre il corpo all’acqua. La pioggia la disegna con precisione, scivola sulle clavicole, raccoglie luce lungo i fianchi, stampa il tessuto alla pelle; l’abito tira leggermente sul seno, enfatizzandone le curve piene. Un soffio di vento solleva l’orlo, il profumo di pelle calda e pioggia, misto al proprio odore di mirto e salsedine, si espande intorno a lei come una dolce aura.> E' che credete che le minacce siano solo preludio di violenza. <Mormora riabbassando le braccia e riaprendo gli occhi. Si volta a guardarlo> Volete atterrarmi? Qui, sotto la pioggia? <Lo istiga mentre sorride> Potrebbe piacermi. E apporterebbe piacere anche a voi, ve lo garantisco. <Non perde il sorriso divertito> Moderarmi? Con le corde? <Azzarda, poi scoppia a ridere> Voi mi servite le risposte su di un vassoio d'argento, e neanche ve ne rendete conto <Riprende aa muoversi, avvicinandosi a lui, andando a sedersi> Qualsiasi nome andrà bene. Qualcosa che vi ricordi... me. Anche sasso. Cielo, stella, nuvola, vento, stella marina. Se saprò con quale nome mi chiamerete, io risponderò.
Roseto <alza appena un sopracciglio, si porta a braccia conserte ed accavalla la gamba sinistra sulla destra, posando meglio la schiena sulla sedia> voi siete un po' troppo impertinente, Yemaya <sentenzia con un mezzo sorriso, sfidando la sua sfacciataggine con uno sguardo che la fissa senza abbassare la guardia> vediamo, dev'essere un nome che vi si addica.. proprio riguardo il vostro continuo modo di fare.. ai ai <si lamenta e, proprio in quel momento un poco strabuzza gli occhi> ma ovvio! Era facile! <esclama> Ayay andrà bene! Perché quando vi vedo avvicinarsi c'è da preoccuparsi, quindi voi sarete per me Ayay, va bene? <e scoppia a ridere seppure paia pienamente convinto di darle quel nome definitivamente>
Roseto Mi trovate sfacciata? <Chiede, fingendosi innocente, sfarfallando le lunghe ciglia ancora umide di pioggia> Forse sì. Sono impertinente, ma voi troppo rigido per i miei gusti! E comunque la mia impertinenza salva le conversazioni dalle cose taciute. A volte le persone tacciono, quando vorrebbero dire tanto. E io ammorbidisco gli animi. <Lo fissa, poi muove di poco la testolina verso la spalla destra. Una ciocca di capelli neri le si appiccica alla guancia calda> Ayay mi piace molto. <Lo osserva ridere e a quella visione sorride anche lei> Siete più bello quando ridete. Siete troppo serioso e musone. Dovrò impegnarmi a farvi ridere di più.
Roseto Sono serio il tanto giusto, Ayay <replica> la confidenza, specialmente, fra generi opposti va centellinata, dosata nei giusti modi e, aggiungo, più siete sfacciata e più troverete un muro in me <un accenno di sincerità il suo, un accenno di come "funziona il suo animo"> E poi, chiunque, sa che non sono disponibile con alcuna, questo va tenuto bene a mente: sempre ma, se mi parlate di amicizia, beh quella sono pronto a concederla senza problemi <un aggiunta di distensione quest'ultima e poi passa ad argomento più lieve, mantenendo la stessa posizione, ironizzando> e se, nel prossimo futuro, dovessi morire sotto qualche agguato o cose simili.. che fareste? <per un attimo volge lo sguardo sugli occhi dell'altra e poi torna a guardare il vigneto, lasciandosi scappare un'altra leggera risata, veloce, accennata> spero proprio che mi portereste dei fiori, voglio dire: doveste prenderli pure da questo roseto ma fatelo!
Roseto Ma credete davvero che io poi mi conceda con chiunque? Oh, caro. <Si lascia andare in un piccolo sospiro mentre muove leggermente la testa> Io ho imparato a usare maschere e a prendere tutto ciò che mi viene concesso. Poi scappo. Non mi sono mai posta domande sul futuro. Io penso solo a cosa mangiare e dove dormire. parliamoci chiaro. Quando l'Innominato mi ha chiesto di seguirlo al Castello, pensate lo abbia fatto per quali motivi, se non per avere un tetto sulla testa e qualcosa da mangiare? Io, a oggi, ancora non so chi siete, cosa fate, chi è superiore a chi. E se fare la sciocca mi permette di andare avanti, continuerò a farlo. Ma non pensate che lo sia. Sciocca, dico. Io ho studiato. Sapevo anche leggere e scrivere. Ora parlo attraverso i miei disegni. Ma è perché <China il capo> la mia testa non funziona più. <A capo chino sorride> L'amicizia. Non so cos'è. O meglio. Chi mi ha offerto amicizia, poi ha preteso altro da me. <Rialza lo sguardo> Anche tra queste mura. Non sono stati accontentati, ovviamente. Ed ecco perché da giorni vago da sola tra queste mura. Chi ha orecchie per intendere... <Sospira, poi continua ad ascoltarlo> Se voi doveste morire, io cosa farei? <Domanda, poi ci pensa su> Non lo so. <Ammette sincera> Non sento di provare alcun sentimento nei vostri riguardi. Non vi offendete, eh. Ma non vi conosco. Mi dispiacerebbe, certo. Facciamo comunque parte, volente o dolente, di un gruppo sotto lo stesso tetto. E forse una rosa la ruberei, per voi. Ma non piangerei, se è questo ciò che volevate sapere. >
Roseto No non lo credo, ma in ogni caso date l'apparenza quello sì <afferma sincero e limpido> peraltro io vi conoscono pochissimo, se vi ho visto tanti giorni quanto una settimana intera - seppure spezzata qui e là - è troppo. Come potrei giudicare una cosa simile e tanto importante della vostra sfera personale. Io solo giudico l'apparenza: e come vi ho detto siete impertinente e sfacciata, questo nessuno può negarlo <e poi silente sposta lo sguardo su di lei e l'ascolta, con una piccola smorfia> disegni? Ne avete uno da farmi vedere? <continua ad ascoltarla silenzioso e non può che ridere di nuovo al sentire le ultime parole> pianger per me? Ma cosa vi salta in mente! <scuote la testa e, tornando un poco serio, continua> ecco, ora che avete preso un argomento più serio del solito portatelo avanti: sono interessato. Che tipo di disegni vi piace fare?
roseto abbandona le scuderie per passeggiare in direzione del roseto. Il suo sguardo dal colore azzurro scuro si posa sull'erba bagnata davanti a sé. Indossa un elegante completo blu scuro in cotone, sul quale danza un mantello anch'esso blu come la notte, il cappuccio è sollevato sopra la testa, una spada lunga alla sua cintura, un braccialetto dorato con un cordino blu al polso sinistro e un piccolo pendente in argento al collo, i suoi capelli corti e scuri sono perennemente spettinati e protetti dalla pioggia. La luce della luna piena danza sulle pieghe del suo mantello lucido mentre i suoi piedi che calzano lunghi stivali in pelle nera si muovono verso il roseto.
Roseto Dell'apparenza poco m'importa. Se chi incontro non è capace di andare a fondo per conoscermi probabilmente ha la profondità di una pozzanghera. E lungi da me avvicinarmici, se non per prendere e scappare. Ovvio no? <Annuisce> Io so chi sono. E non concedo a chiumque di guardarmi senza maschera. Voi, per ora, mi vedete come una sfacciata, e mi sta bene così. <Annuisce> Disegni. Sì, disegno per comunicare. <Sospira> Non... non ho voglia di raccontarvi tutta la mia vita. Non stasera, almeno, ma.. Sono stata per... tanto tempo "ospite" dei necromanti. Mi hanno usato come cavia e, da quel momento, la mia testa non funziona più. Non riesco a leggere e non so più scrivere. E nessuno ha la pazienza di insegnarmelo, di nuovo. Anche con l'Innominato comunico a disegni. Volete vederne uno? Uhm... forse ce l'ho. <Si alza e fruga nella tasca dell'abito. Ne estrae un disegno sgualcito che TENTA di passare a Calad> Disegni come questi li lascio sotto la porta dell'Innominato. Questo, per esempio, è quando voglio dirgli che sono per mare ma con qualcuno di voi. <Sente dei passi e si volta verso Cormoran che gunge, mentre resta col braccio proteso in attesa che Calad prenda il disegno> >
Roseto <fissa la donna silente, cambia posizione appoggiando il gomito destro sul tavolo vicino mentre la mano va a sostenere il viso; solo la parola "necromanti" associata a "cavia" riesce a fargli aver un'espressione di stupore, palese, in volto> non parlate di pochezze vedo, sono cose pesanti <commenta con un filo di voce mentre l'altra continua, mentre prende il disegno che Yemaya gli passa; le iridi che si posano su di esso, analizzandolo ma poi viene distratto dall'avvicinarsi di Cormoran; uno sguardo a Yemaya, arrotola poi il disegno e lo tiene fra le mani> se vorrete che lo veda lo deciderete voi, non io <commenta nell'accompagnare il gesto che ha appena fatto, prima di voltare lo sguardo su Cormoran> confratello Cormoran, benvenuto! Ci siamo visti fugacemente qualche giorno fa ma niente di approfondito, avete ora l'occasione di raccontarmi un po' di cosa state facendo, non vorrete tenermi all'oscuro?
roseto <quando arriva nei pressi del roseto, rallenta il passo fino a fermarsi. Le voci che sente lo spingono a sollevare lo sguardo e fissarlo prima su Yemaya e poi su Calad. Muove verso quest'ultimo, estrae il braccio destro da sotto il mantello e lo alza in cenno di saluto> Pravus, Ser Calad, grazie per il vostro benvenuto, se così si può dire. <fa un sorriso sghembo> Non sono l'unico folle a girare in esterna con questo tempaccio! <ignora la domanda poiché ruota poi le sue iridi blu verso Yemaya, la studia per un breve istante, poi accenna un inchino verso di lei, lasciando che la pioggia accumulata cada dal suo mantello> Pravus a voi, mia signora. Spero di non stare disturbando un incontro privato.
Roseto Potete guardarlo. Se non avessi voluto farvelo vedere non vi avrei parlato né dei disegni né ve ne avrei passato uno. <Corruga la fronte> Cose pesanti. Non è perché sorrido, son allegra e faccio la scema non vuol dire che io non abbia un passato. Anzi, forse è proprio per questo che io assumo determinati comportamenti, no? Maschere, ricordate? nascondo, mostrandomi solo a chi voglio io. <Sposta l'attenzione su Cormoran. Lo guarda, con spudoratezza, senza fingere pudore né chiedere permesso> Pravus... Signore. <Risponde di rimando mentre china lentamente il capo, senza distogliere gli occhi da lui>
Roseto <fa gesto di diniego con la testa all'ultima ipotesi di Cormoran, ma non pronuncia niente lasciando parola a Yemaya, attendendo proprio la sua risposta con lo sguardo di nuovo su di lei: e da parte sua - stranamente - solo un saluto anche abbastanza formale> non c'è nessuno al Castello, che abbiate visto mentre venivate? <richiede per Cormoran> con questa pioggia dove mai se ne saranno andati tutti <borbotta e riprende per l'uomo> quando andiamo a farci un giro per le terre d'Esperia, Cormoran? O magari al Belvedere a trovare JdeMolay
roseto <rimane più a lungo su Yemaya, aspettando una risposta alla sua domanda, che non arriva, quindi si volta su Calad con espressione incerta> Sto disturbando? No? Bene. <si volta verso Yemaya, si porta la mano aperta sul petto e con voce cordiale> Molto lieto, mia signora. Potete chiamarmi Cormoran! <infine su Calad, lo sguardo di nuovo su di lui, mentre la destra si solleva a grattarsi il mento> No... Non ho visto nessuno stasera, in effetti è strano. Saranno andati tutti a ballare?
Roseto Se avessimo voluto un oincontro privato non ci saremmo messi sotto un gazebo dove chiunque del Castello può raggiungerci, non trovate? <Domanda a sua volta a Cormoran senza distogliere lo sguardo. Si zittisce mentre ancora lo guarda, osservandone le vesti, il portamento e il modo di parlare> Salve, Cormoran. <Lo emula, portando il palmo della mano aperta sul proprio seno. Non dice nulla, semplicemente resta così e lo guarda> ... <Torna a Calad, mentre riabbassa la mano> Vi vedo deluso. Qualcosa non va? <Domanda mentre le scappa da ridere, tentando però di celarlo mordendosi le labbra tra gli incisivi> >
Roseto A ballare? Ma, vi dico la verità, dubito che l'Innominato sia andato a ballare, certo qualsiasi eccezione per Debra sarebbe fatta ma, dubito lo stesso <sorride all'idea e si alza per rispondere al primo dire di Yemaya> esatto, nessun incontro privato, solo prendere un po' d'aria fresca e salutare <per poi aggiungere> deluso? Di cosa? <una pausa mentre la fissa leggermente corrucciato> questo lo prendo con me <tiene la pergamena che lei gli ha dato arrotolata nella mano destra> poi ve lo ridarò domani, intanto auguro una buonanotte <e per Cormoran> Cormoran, tenete voi compagnia alla nostra consorella: io devo ritirarmi al Castello per riposare. Pravus in Tenebris! <così detto ripone la pergamena nella borsa, issa il cappuccio sul capo e con una corsetta per evitare di bagnarsi troppo raggiunge l'ingresso del Castello, sparendoci successivamente dentro>
roseto <annuisce divertito all'osservazione di Yemaya> Dite il vero, ma il roseto non è molto frequentato durante la notte, soprattutto con questo acquazzone. Ma non volevo insinuare nulla di oscuro. Se vi ho dato quest'impressione vi chiedo solennemente scusa. <porge un inchino profuso verso Yemaya> La mia è una deformazione professionale, mia signora. <detto ciò, cerca riparo sotto il gazebo, sbuffa mentre si abbassa il cappuccio e si passa una mano tra i capelli per sistemarli, capelli che ritornano spettinati esattamente come prima. Ma lui non ci fa caso poiché porta la sua attenzione su Calad, osserva incuriosito la pergamena che ha in mano prima di salutarlo con voce ironica> Fate un sicuro rientro al castello, la strada è lunga e impervia! <gli concede un cenno del capo> Pravus sir Calad, a giorni migliori! <infine, sospira mentre lo vede allontanarsi sotto la pioggia>
Roseto Potete anche tenerlo, se vi piace. <Parla del disegno, senza aggiungere nulla su balli o altro> Così avrete un piccolo ricordo di me. <Sorride> Vi farà compagnia! <Azzarda, e se la ride> Pravus e lieta notte <Lo saluta al suo congedarsi, osservandolo andar via verso il Castello> ... <Torna a Cormoran. Lo osserva sistemarsi, inutilmente, i capelli. E non perde lo sguardo che il maschio dona alla pergamena tenuta da Calad> ... E' un mio disegno. Niente proposte belliche. <Indica il posto dove prima vi era seduto Calad> Raccontatemi un vostro segreto. >
<si volta verso Yemaya, le labbra si increspano in un sorriso di circostanza> Un disegno? <lo sguardo segue l'indicazione della donna, annuisce e prende posto dove prima sedeva Calad. Sposta il mantello di lato per non bagnare la seduta e allo stesso tempo non infastidire le vesti di Yemaya. Assume un'espressione pensierosa si accarezza il mento con l'indice> Un segreto, dite? Non saprei da dove iniziare. <poi il suo sguardo cerca quello della donna> E non sarei arrivato fin qui se snocciolassi segreti alle persone di cui non so nemmeno il nome.
Roseto Cosa ve ne fate, di un nome? Se vi dicessi di chiamarmi Pesca o Ciliegia, cambierebbe il mio essere? <Domanda, mentre si discosta una ciocca di capelli neri appiccicatasi alla guancia calda. Emana un tenue profumo di Mirto, misto a salsedine, in ricordo del mare. Lo fissa, con i suoi grandi occhi blu, abbassando lo sguardo a quel gesto che compie sul mento> Uno solo. Non lo dirò a nessuno. Io poi ve ne confesserò uno mio. Promesso.
<si tamburella le labbra con il dito indice, con espressione pensierosa, poi abbassa la mano e annuisce> Essia, Lady Pesca, un nome che vi calza. <ironico nel dire, poi sospira e si indica il fianco destro con il dito indice, che muove scorrendolo sopra il suo completo, da sotto l'ascella fino all'attaccatura delle natiche> Porto una lunga cicatrice, proprio qui. Una ferita di guerra. Pochi lo sanno, questo è il primo segreto. Il secondo segreto che non racconto mai a nessuno, è che questa cicatrice mi è stata fatta mentre combattevo contro un pesce! <attende la reazione con ansia, poi aggiunge> In realtà non era un pesce normale, era un uomo pesce, enorme! E con denti lunghi quanto la mia spada! <annuisce convinto di quanto detto>
Roseto Pesca mi piace. Succosa, dolce, ma con quella punta d'acidità che fa vibrare la lingua. <Lo osserva mentre lentamente si inumidisce le labbra con la punta della lingua> Nome perfetto. <Mormora a voce bassa e roca. Poi si zittisce, mentre ascolta i segreti del maschio> Anche io ho delle cicatrici. Sulla schiena. Frustate, per lo più, che mi hanno lacerato la pelle. Ognuno si porta dentro delle ferite. <Inarca il sopracciglio destro> Un uomo pesce? Aveva il corpo da uomo e la testa da pesce? <Domanda> Io sono nata in un piccolo porticciolo sul mare. E spesso, da bambina, ascoltavo attorno al fuoco i racconti dei pescatori che rientravano. Ne ho sentite molte, di storie. Ma i miei occhi non hanno mai veduto nulla del genere. Cosa avete provato? Non parlo del chiaro dolore fisico. Intendo proprio le sensazioni. Che cosa ha significato, per voi, esser davanti ad una creatura fuori dal comune?
<la ascolta in silenzio, studiando ogni parola per poi risponderle con tono serio> Questo che mi raccontate, mi fa spezzare il cuore in due. Quale anima meschina si abbasserebbe a frustare una donna? <scuote il capo con espressione evidente di disgusto sul volto. Poi cerca di sdrammatizzare, assumendo una voce più neutra. Annuisce mentre prosegue> Dite bene, una sorta di pesce mitologico. Il corpo di bestia e la testa di pesce. <Fa una pausa, poi aggiunge> Un po' come l'autore delle vostre cicatrici, oserei desumere. Un essere mitologico anch'esso. Il corpo di uomo e la testa di cazzo.
Roseto lo stavo raccontando prima. Necromanti. Non sono stati gentili con me. Sono stata per un lungo periodo, diciamo anche per mesi, loro cavia. E per colpa loro ho perso alcune funzionalità, come lo scrivere e leggere. Ecco perché mi esprimo a disegni. Ed ecco cosa c'era su quella pergamena portata via. <Si alza in piedi mentre ancora lo ascolta> Nessun cuore spezzato. Il passato è passato. Sono a pezzi, ma il mio cuore ancora batte. Ho un tetto sulla testa, mangio. Di cosa posso lamentarmi, mh? <Alle ultime frasi scoppia a ridere> Siete un monello! Però siete riuscito a farmi ridere. Evento raro, ve lo assicuro. Vado in cucina a mangiucchiare qualcosa. Mi fate compagnia? Potrei addirittura farvi assaggiare un pezzo di me. Son Pesca, dopotutto, no? <E se la ride mentre inizia a incamminarsi sotto la pioggia>
<annuisce con visibile soddisfazione sul volto> Lieto di essermi dimostrato così speciale, mia signora! Ma ancora di più di avervi regalato un sorriso! <si alza in piedi subito dopo Yemaya, annuisce e contemporaneamente si alza il cappuccio sopra il capo con entrambe le mani> Mi sembra un'ottima idea, speriamo abbiano ancora qualche mela da addentare in cucina! <all'ultima battuta di Yemaya, inclina il capo e la fissa con sguardo severo per un singolo istante per poi scoppiare a ridere> Che proposito singolare il vostro, mi verrebbe voglia di chiedervi di farmi un disegno esplicativo!
Roseto s'avvia a passo tranquillo sotto la pioggia. Si ferma, attendendo Cormoran, al quale risponde "Oh, non ci sarà bisogno di un disegno, ve lo posso assicurare" Scoppia a ridere "Una mela, una pesca. Dicono che la frutta faccia bene alla salute!" E ancora se la ride mentre riprende a camminare verso il Castello ma deviando verso la cucina.
s'incammina con passo certo nella stessa direzione di Yemaya "la frutta fa bene, sapete? Anche il porto, quello fa bene allo spirito!" poi le parole si perdono nella pioggia.