La fuga del Topolino
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La cattura e la fuga di Managerace
Prigioniero nel Castello degli Erranti, Managerace si trasforma in un topo per tentare la fuga. Ma allo scadere dell’incantesimo, i Fili del Destino lo trascinano lontano.
La sera si affaccia lenta sotto un cielo parzialmente nuvoloso, il caldo vento di Grecale soffia dalle prime propaggini dei Monti delle Nebbie e attraversa i giardini del Castello degli Erranti, agitando gli stendardi issati sulle alte mura e sulle torri. Al di sopra del fossato e dei camminamenti, sottili FILI DORATI DEL DESTINO aleggiano all'esterno della fortezza: luminosi e privi di un'origine visibile, si tendono fra i torrioni, sfiorano i merli e avvolgono il Castello in una trama silenziosa e pulsante, già tessuta in giorni ormai passati. Oltre il ponte levatoio, sotto le sale e i corridoi della fortezza, le prigioni giacciono immerse in una penombra fredda e umida, rischiarata appena dal riverbero incerto delle torce. In una delle celle si trova MANAGERACE, circondato dal silenzio delle pietre e dalle ombre mutevoli proiettate sulle sbarre. Mentre i fili dorati continuano a intrecciarsi intorno al Castello, come presagio di eventi ancora sospesi nella Trama, l'OCCHIO DEL FATO torna ad aprirsi su questi luoghi.
[Sottoforma di topolino] Prigioniero all'interno della cella, solleva la testa dall'involto fatto con il mantello e si rimette in piedi. La mano destra si allunga verso la camicia che ha lasciato al suolo ad un metro scarso dal giaciglio improvvisato, solo qualche ora prima. Si alza e la infila al di sotto del mantello, piegandosi ad aprirlo abbastanza sul pavimento, cercando di creare una piccola cupola di tessuto. Si piega poi a sfilare gli stivali, che lascia sporgere dal mantello e vestito solo delle brache, le slaccia facendone saltare i lacci dagli occhielli. Tocca all'anello, che sfila dall'indice sinistro e fa sparire al di sotto del tessuto. Le orecchie sono tese, per percepire eventuali rumori nel corridoio, che però non giungono. Si accosta lentamente alla porta camminando a ridosso della parete destra CERCANDO di fermarsi nell'angolo tra questa e la porta. Nella sua bolla comincia a ripassare a fior di labbra, parole che ormai ben conosce, per TENTARE di modificare la sua forma fisica, in quella di un piccolo topo. La ripete diverse volte, facendo spazio solo alle sensazioni che diventano un'esigenza viscerale "Svanisca la stazza, si rimpicciolisca la pelle: della forma umana non restino che le impronte snelle, spunti la coda, si affili il musetto, ch'io diventi un piccolo topo perfetto. Svanisca la stazza, si rimpicciolisca la pelle: della forma umana non restino che le impronte snelle, spunti la coda, si affili il musetto, ch'io diventi un piccolo topo perfetto. Svanisca la stazza, si rimpicciolisca la pelle: della forma umana non restino che le impronte snelle, spunti la coda, si affili il musetto, ch'io diventi un piccolo topo perfetto". [Incantesimo del Topolino] Questo Incantesimo permette di trasformarsi in un piccolo topolino per 30 minuti
Le parole pronunciate da MANAGERACE si disperdono nella penombra della cella e, per alcuni istanti, nulla sembra mutare. Poi i FILI DORATI DEL DESTINO sospesi all'esterno della fortezza fremono all'unisono, percorsi da un bagliore che corre lungo la Trama fino a insinuarsi fra le mura del Castello. L'INCANTESIMO DEL TOPOLINO risponde al richiamo: la figura dell'Umano si contrae rapidamente, la pelle si ricopre di una corta peluria, gli arti si assottigliano e il volto si protende in un piccolo muso munito di vibrisse, mentre una sottile coda compare alle sue spalle. Dove prima si trovava MANAGERACE rimangono il mantello disposto a cupola, la camicia, le brache, gli stivali e l'anello; nell'angolo tra la parete destra e la porta della cella si trova ora un PICCOLO TOPOLINO, nel quale egli risulta completamente trasformato. La nuova forma, di dimensioni assai ridotte, sarà mantenuta per TRENTA MINUTI; udito e olfatto si fanno quelli propri dell'animale, mentre dal corridoio delle prigioni non giunge ancora alcun rumore.**
[Sottoforma di topolino] Managerace Sente qualcosa premere al centro del petto e di riflesso si piega verso il basso. Le ginocchia si flettono verso il suolo e avverte la pelle e le ossa ritirarsi. La sua visione adesso è completamente diversa, come sono diversi i suoi sensi. La corsa diviene serrata e lineare. CERCA di salire sulle pareti pietrose di un solo metro scarso, quel tanto che basta per virare verso le sbarre della porta, CERCANDO d'infilarsi tra esse e scendere sul tavolino, lasciato all'esterno e a ridosso della porta, da Awerdoro circa un'ora prima, come prima tappa per la sua discesa sul pavimento del corridoio. TENTANDO d'infilarlo radente i muri in direzione scale.
La minuta forma di MANAGERACE scatta lungo il pavimento della cella e raggiunge la parete di pietra. Le piccole zampe trovano appiglio nelle irregolarità fra i blocchi e gli consentono di arrampicarsi, seppure con qualche difficoltà, fino all'altezza necessaria. Da lì il TOPOLINO riesce a insinuarsi nello spazio tra due sbarre della porta e a oltrepassare il confine della cella, calandosi sul tavolino lasciato da AWERDORO nel corridoio. Raggiunto il ripiano, tuttavia, la discesa verso il pavimento e la successiva corsa in direzione delle scale restano ancora da compiere. Intorno al Castello, i FILI DORATI DEL DESTINO fremono appena, seguendo silenziosamente il primo passo della fuga di MANAGERACE.
[Sottoforma di topolino] Managerace Scende sul tavolino con le zampette e con tutto il suo peso; con gli occhi piccoli e tondi che guardano il "gigantesco" corridoio. Poi segue l'istinto e CERCA di saltare sulla DESTRA verso il pavimento del corridoio. Le vibrisse si muovono appena e sono negli attimi di stasi; minute testimonianze, nell'enormità aliena che lo circonda
Dall'alto del tavolino, il corridoio si spalanca davanti agli occhi di MANAGERACE come un mondo smisurato e straniante. Le pareti di pietra si innalzano simili a rupi interminabili, le sbarre della cella appaiono come imponenti colonne di metallo e le scale, ancora distanti, somigliano ai gradoni di un'immensa costruzione. Persino le fughe tra le lastre del pavimento paiono profondi solchi, mentre le ombre proiettate dalle torce si allungano e si deformano come presenze gigantesche. Le vibrisse del TOPOLINO fremono, raccogliendo odori e vibrazioni amplificati dalla sua nuova natura. Seguendo l'istinto, MANAGERACE si slancia dal margine destro del tavolino: il pavimento sembra venirgli incontro da un'altezza vertiginosa, ma le quattro piccole zampette assorbono l'impatto e gli permettono di raggiungere il suolo del corridoio. Ora si trova alla DESTRA del tavolino, minuscolo e quasi indistinguibile ai piedi della parete, circondato dall'enormità aliena delle prigioni.
Giunto a contatto con il lastricato del corridoio e con un piccolo tonfo, CERCA di correre rasente al muro di destra in direzione delle scale che appaiono ai suoi occhi, composte da enormi gradini di pietra. La sua ragione ha ceduto il posto solo all'istinto, che ha allineato i suoi sensi a quelli di un topo e per questo tutto quello che fa è un ragionamento insito e senza la consapevolezza di un perché, cerca di farlo e basta
Il lieve tonfo prodotto dalla caduta di MANAGERACE si perde nel silenzio del corridoio. Le zampe del TOPOLINO scattano sul gelido lastricato e lo spingono in avanti, mentre il piccolo corpo procede rasente alla parete destra, quasi nascosto nella sottile fascia d'ombra che ne accompagna la base. Alla sua nuova percezione, ogni lastra è una vasta distesa di pietra, ogni fuga nel pavimento un solco da oltrepassare e ogni tremolio delle torce un repentino mutamento dell'ambiente circostante. Guidato dall'istinto della forma assunta, MANAGERACE percorre il corridoio senza incontrare ostacoli né percepire presenze, sino a raggiungere la base delle SCALE. Davanti a lui, i gradini si innalzano come enormi terrazze di pietra, ciascuna alta quasi quanto il suo minuto corpo: una successione ripida e smisurata che lo separa dai livelli superiori del Castello.
si muove per prendere rapidamente le scale ma avverte in corpo una strana sensazione e le distanze enormi, gli scalini, il corridoio appaiono diversi ai suoi occhi. I muscoli sembrano tendersi, le ossa e la peluria diradarsi da quello che vede. Fa per tornare in piedi e CERCANDO, vestito solo dei capelli, di CORRERE su per le scale nell'esigenza di allontanarsi dalla sua prigionia
Proprio alla base delle scale, l'INCANTESIMO DEL TOPOLINO giunge al termine: il minuto corpo di MANAGERACE si tende, le ossa si allungano e la peluria si dirada, mentre gli enormi gradini e il vasto corridoio tornano lentamente alle loro reali proporzioni. Riacquistata la FORMA UMANA e vestito soltanto della propria pelle, egli fa per lanciarsi su per le scale, ma i FILI DORATI DEL DESTINO attraversano le mura e si avvolgono attorno alla sua figura. Il tempo comincia a riavvolgersi: le ombre tornano sui propri passi, le fiamme restituiscono gli istanti consumati e il Castello si dissolve gradualmente dalla sua percezione, come se MANAGERACE venisse sospinto attraverso un altro tempo e un altro luogo. Quando l'ultimo filo dorato svanisce, egli si ritrova lontano da quelle mura, disteso nel proprio letto e ancora vestito della sola pelle. La TRAMA si ricompone, il TEMPO riprende il proprio corso naturale e l'OCCHIO DEL FATO si richiude sul Castello degli Erranti.
[Castello|Vecchio Mulino] libero <maledizione...> rendendosi conto di aver riacquisito la forma umana. Si guarda le mani e l'espressione si contrae in quella che potrebbe apparire una rapida elaborazione della situazione. Si volta indietro, verso il corridoio, poi la porta ma una sensazione densa lo avvolge completamente, avvolge completamente la sua coscienza e il Castello lentamente scivola via. Si ridesta nel suo letto, nel grembo del Vecchio Mulino e resta immobile a cercare di recuperarsi per evadere anche dal torpore mentale //