Il Fuoco della Madre
Fa parte di:
Assalto dei Cavalieri Neri
Nel Castello degli Erranti, i Bravi accolgono i Chierici per un rito solenne. Tra pioggia, tensioni e antichi voti, la Luce consacra le loro armi col fuoco, preparando i Falchi alla battaglia imminente.

Mura Il Griso si trova appollaiato sulle mura nella sezione ovest della cinta muraria del castello. L`angelo porta indosso una armatura completa di metallo, appositamente realizzata, al fianco sinistro una spada lunga infoderata e uno scudo medio tenuto tra le ali piumate candide, al fianco destro un martello da guerra. Dall`elmo è visibile una lunga e folta barba bianca segno del retaggio dell`eterno. Un sembiante di oltre 2 metri per 200 chili di peso, che resta li in alto, a scrutare quanto accade in basso. L`AURA razziale è mantenuta ai MINIMI LIVELLI manifestandosi come una spirale di luce bianca intorno al corpo della creatura. Al collo due ciondoli, uno recante una incudine e uno con il falco dorato segno di appartenenza ai Bravi, e la spilla da Comandante di Corte appuntata al mantello che avvolge la figura. Alla cintura d`arme anche un corno.
Al suo arrivo, alla cintura porta Cintura d`Arme , tiene al fianco destro Armi da botta , tiene al fianco mancino Scudo medio in Acciaio , il corpo è avvolto da Armatura completa in metallo , in borsa ha, Armi da lancio , Armi lama lunga e piatta , Armi lama corta . Ha indosso, Mantello , Pendente . Porta con sé, Volatili Grandi , Strumento a Imboccatura .
accesso castello scende le scale con un passo motivato. Il mantello blu scuro ondeggia alle sue spalle mentre scende i gradini e si affaccia all`esterno. Indossa un completo blu notte con lo stemma dei falchi sul petto. Una spada lunga pende alla sua sinistra e uno scudo è allacciato alle sue spalle. Con entrambe le mani si solleva il cappuccio sui suoi capelli spettinati mentre i suoi occhi blu osservano il cielo, fischietta un motivetto di guerra con le labbra.
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama lunga e piatta , nelle gambe ha Armi lama corta , sulle spalle ha Scudo di metallo . Ha indosso, Completo , Mantello , Bracciale , Stivali , Collana , Anello . Con sé non porta nulla.
Piazzale All`interno delle mura, avanza dal mastio verso le torri secondarie che fiancheggiano il ponte levatoio. La sua andatura è pesante per via dell`armatura che indossa e i calzari incidono la fanghiglia che è andata a formarsi nelle ultime ore per via della pioggia. Dalla cintura d`arme penzola la bastarda in prossimità del fianco sinistro, il pugnale a destra e stringe nella mano sinistra la cinghia dello scudo piccolo dei Bravi. I lunghi capelli chiari scivolano dalle spalle fino al petto, sporgendo dalla base dell`elmo. Al di sotto delle manopole vi è un bracciale di ferro stretto al polso sinistro, e celato dal pettorale, un laccio di cuoio con il falco d`argento. Il suo corpo è cambiato con la morte, non più elfico ma umano
Al suo arrivo, tiene al fianco destro Armi lama corta , tiene al fianco mancino Scudo piccolo in Acciaio , il corpo è avvolto da Armatura completa in metallo . Ha indosso, Pendente , Bracciale . Con sé non porta nulla.
Al suo arrivo, tiene al fianco destro Armi lama corta , tiene al fianco mancino Armi lama lunga e piatta , il corpo è avvolto da Armatura completa in metallo , in borsa ha, Scudo piccolo in Acciaio . Ha indosso, Pendente , Bracciale . Con sé non porta nulla.
Sala R&S si trova nella Sala della Spada e della Rosa del Castello, un ambiente che unisce la severità delle armi al calore dell`ospitalità. È posizionato davanti al grande camino in pietra, dove un fuoco vivace scoppietta e crepita, proiettando riflessi arancioni sulla sua armatura di cuoio. La sua figura slanciata e imponente si staglia controluce rispetto alla fiamma. Le sue bianche chiome brillano al calore, e i suoi occhi indaco sono intensi mentre osservano l`ingresso della sala. È in attesa dei suoi ospiti e dei Bravi che vanno giungendo. Questi ultimi entrano a piccoli gruppi o singolarmente, lasciandosi alle spalle la pioggia e l`aria fredda della notte. Il rumore dei loro stivali sul pavimento di pietra e il fruscio dei loro mantelli si mescola al brusio delle conversazioni che iniziano, riempiendo gradualmente la grande sala. L`atmosfera è carica di attesa e Maniakesh accoglie ogni arrivo con uno sguardo misurato, l`ospite e il signore in armi pronto a celebrare il rito con i suoi alleati
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama corta , tiene al fianco destro Armi da botta , la testa è adorna da Elmo in metallo , nelle gambe ha Armi lama corta , sulle spalle ha Cotta di maglia , porta nelle braccia Bracciali di metallo , tiene al fianco mancino Armi lama lunga e piatta , il corpo è avvolto da Armatura completa in cuoio , in borsa ha, Armi ad Asta . Ha indosso, Manto , Pendente , Nastro , Anello , Stivali . Porta con sé, Scarsella Nera , Volatili Grandi , Strumenti Visuali , Oggetto Incantato Livello Forte , Cavallo , Sella , Finimenti , Oggetto Incantato Livello Medio .

Mura Il griso resta li immobile, incurante della pioggia e del tempaccio che imperversa. Scruta intorno a se, priva verso il cortile antistante il castello e poi verso il varco. Non respira non emette suoni, solo compie il suo dovere prima di balzare verso il cortile mentre le ali si spalancano per ammortizzare la caduta verso il basso. Un sordo tonfo viene prodotto dall`atterraggio dell`eterno.
Arena>Piazzale Proviene dall’arena con passo lento. Il mantello scuro, fradicio d’acqua fino all’orlo le scivola attorno, il cappuccio calato fin quasi a sfiorarle le ciglia. Sotto, un accenno di maglia bianca traforara si intravede a ogni movimento. Pantaloni scuri, e gli stivali che affondano nel fango con testarda eleganza. Alla sinistra, sotto il mantello, riposa la Morning Star bianca, solo un profilo appena percettibile durante il passo. Lo sguardo, incorniciato dal khol, taglia lo spazio che la separa dal centro del piazzale. I presidianti sulle merlate drizzano il capo quando la vedono alzare gli occhi verso il ponte levatoio, ma lei non rivolge loro nessun gesto, nessuna parola. Solo quel modo di guardare diretto, fermo. La pioggia picchietta sulle pietre, si mescola ai capelli che sfuggono dal cappuccio e lei non se ne cura. Prosegue e ogni passo riecheggia nel piazzale più pesante del precedente. Raggiunto il piazzale, solleva lo sguardo, prima verso Ehinethor, appollaiato sulle mura, poi dalla figura che esce dal Mastio. Cormoran. Infine, lancia uno sguardo un istante più lungo su Managerace, fisicamente più massiccio nella sua nuova forma umana. E saluta i presenti con tono alto e chiaro. « Pravus in Tenebris», avviandosi verso le scalinate, con lo stesso passo.
Al suo arrivo, tiene al fianco mancino Armi da botta . Ha indosso, Pendente , Mantello , Pendente , Bracciale , Completo base . Con sé non porta nulla.
Stalle > Piazzale Il mantello imbevuto dalla pioggia che s`è preso lungo il sentiero che l`ha riportato al Castello, tarda scientemente a levarselo di dosso avendo già preso in esame il tragitto da compiere per attraversare il piazzale. Piove come se volesse farsi ricordare per il resto dei secoli che ha -forse- ancora da vivere. Un`ultima strigliata al cavallo ed una carota accomodante da fargli sgranocchiare, lo liberano degli impegni nei confronti dell`equino. I palmi si puliscono alla bene e meglio sul pantalone nero, abbinato a stivali, guanti leggeri del medesimo colore e la camicia bianca sulla quale brilla inumidito dal mal tempo il ciondolo del Bravi. Dondolante col suo legaccio attorno al collo ad ogni passo dell`Elfo. Cappuccio sulla testa china a coprire i capelli corti e bianchi, esce dalla stalla cercando di gettare uno sguardo verde da sotto l`orlo della cappa ed oltre la cortina di pioggia, cercando -aspettandosi- una qualche forma di movimento. La stoffa nera del mantello adagiata sul fodero della lunga al fianco ne sagoma la foggia. Dondolante in risposta alle falcate misurate. Senza fretta. Alla cintura, sul lato destro, una scarsella contenente qualche effetto personale. Dietro le spalle la cinghia che taglia diagonalmente il torace regge la faretra contenente una decina di frecce e la mezza fodera dell`arco, che ospita il composito carico. Alzando ulteriormente il mento apre maggiormente il cono visivo riconoscendo la discesa dell`Angelo, riconoscendo anche le altre facce.
Al suo arrivo, tiene al fianco destro Armi lama lunga e piatta , sulle spalle ha Arco composito , in borsa ha, Frecce x 10 . Ha indosso, Pendente , Mantello , Completo , Scarsella . Porta con sé, Articoli da Tabaccheria , Articoli da Tabaccheria .
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Corridoio La mezzelfa si presenta nel corridoio uscendo dalla camera, in direzione della Sala grande. Indossa l`armatura in cuoio, alla cintura le spade una a destra ed una a sinistra. Sulle spalle l`arco e le frecce con lo scudo piccolo. Stivali neri di pelle ai piedi. I lunghi capelli sono acconciati con due file di lunghe trecce ai lati del cranio, lasciando scoperte le orecchie leggermente a punta. La figura slanciata si muove sinuosa sicura raggiungendo di lì a poco l`ingresso della Sala.
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama lunga e piatta , nelle gambe ha Armi da lancio , sulle spalle ha Balestra a mano , porta nelle braccia Bracciali di metallo , tiene al fianco mancino Armi lama stretta , il corpo è avvolto da Armatura completa in cuoio , in borsa ha, Frecce x 10 , Scudo piccolo in Acciaio , Armi lama corta , Accessori x battaglie . Ha indosso, Stivali , Pantalone , Mantello . Porta con sé, Volatili Grandi , Cavallo , Maschera .
PonteLevatoio (È una figura snella e alta centottanta centimetri, che si accompagna a quella più statuaria di GABRIAEL, mentre passeggia in direzione del Castello che si staglia quasi minaccioso oltre il fossato, in quella notte tempestosa. È avvolta da un completo comodo, in cotone nero, composto da casacca a manica corta, ampie braghe, e un alto cinturone con il simbolo dei Chierici ivi ricamato. Neri sono anche gli stivali in cuoio consunto che le fasciano le gambe fino a metà polpaccio. C’è una sola nota di colore, definita da quella fusciacca blu intenso che dalla spalla sinistra discende fino al fianco opposto, rimanendo silente a svolazzare o quasi nel vento notturno. ) Rimani lì, torniamo presto. ( Si allontanano dalla figura di una PANTERA NERA alata che siede in perniciosa e infastidita sotto una coltre di fronde ben fitte, intente a proteggerla dalla pioggia. L’animale sbuffa, ma non si muove, osservando i due Chierici allontanarsi verso il Ponte levatoio. ) Ah Madre, ho come l’impressione che Zeugma sia stata un Hi’gren. ( Chiacchiera morbida con GABRIAEL al suo fianco, mentre i suoi occhi si volgono verso il loro percorso e la loro meta. Non ha con sé grandi orpelli che non siano due anelli all’anulare sinistro, una saccoccia al fianco opposto e un bracciale, il SACRO SIGILLO che custodisce silente il suo polso mancino e anche l’AURA mistica, ora completamente assopita. Avanza ancora, lasciando scendere un breve silenzio, prima di lanciare un’occhiata verso di lui. ) È una mia impressione o stasera siete più silenzioso del solito? ( Gli pone quel quesito, mentre oramai iniziano a superare il fossato, lasciando che i loro passi rimbombino nei vuoti. Lo osserva, silenziosa, alzando di contro una mano verso la struttura. ) Ehi di là. Vita ex Fide. ( Saluta chiunque sia all’INGRESSO delle MURA e al suo VARCO, avvicinandocisi pedissequamente. )
Al suo arrivo, ha indosso, Anello , Anello , Bracciale , Completo . Porta con sé, Articoli da Tabaccheria .
***La Sala principale del Castello degli Erranti, detta "Sala della Rosa e della Spada", accoglie gli invitati con un piacevole tepore che dona loro un senso di "custodia", di "casa e famigliarità". Decisamente un salone sontuoso, maestoso, di circa 35 metri di lunghezza e 18 di larghezza; i tappeti raffinati e di preziosa stoffa nel pavimento ne coprono gran parte della superficie, adornata ulteriormente da pregiate sedute e divani sparsi sia ai lati che al centro del loco. Due tavoli per studio o semplice colloquiare caratterizzano ulteriormente l`ambiente, segno che tale sala non sia solo un posto nobile e raffinato, ma anche di importanti incontri o studi. Al centro della parete a sud, il vivacissimo e scoppiettante focolare in un grande camino ravviva l`ambiente, anzi quasi ne é l`anima, con le sue danze ed i suoi colori sgargianti. Sopra il camino torreggia un quadro del Barone Pan con il suo grande nasone. ***
piazzale <i suoi occhi persistono a guardare il cielo ricambiarlo con gocce di pioggia sul volto. Tra esse scorge l`arrivo di Ehinetor. Un cenno del capo che si abbassa in suo favore. L`arrivo di LaRossa e Managerace non passa inosservato, il rumore di fango calpestato lo fa girare con tutto il corpo verso il Griso e il Pellegrino> Pravus! <si sofferma di più sul vestiario e l`armamentario de LaRossa> Splendida giornata! <poi concede un sorriso cordiale a Managerace> Lieto di vedervi tra i vivi.
Piazzale|Mastio Termina il suo incedere in prossimità delle Torri secondarie, facendo cenno ai piantoni di abbassare il ponte levatoio per rendere possibile il transito dei Chierici <Pravus> nel frattempo ai due Griso e allo stridìo <l`Innominato ci attende nella Sala Principale del Castello> facendo per muoversi ancora verso Doxia <Pravus in Tenebris Estasi> la fronte si abbassa di un poco <vi prego di seguirci all`interno> e il saluto dura fino a quando non raggiunge anche il suo seguito. Quindi resta immobile nell`attesa che tutti procedano verso l`interno, per muoversi a sua volta cercando di chiudere il gruppo
PonteLevatoio [sì, è decisamente silenzioso: al contrario di Doxia, lui a SOWELU -la sua pantera- lascia una pacca ricamata con le dita sulla groppa, prima di allontanarsi ed avanzare con l`Estasi verso il ponte levatoio. Ha gli occhi d’ambra e cenere avviluppati alla sagoma del castello. Le pupille sfidano la pioggia ed il buio della notte: se lo sta ammirando tutto, ogni torrione, ogni mattone di cemento, ogni venatura del legno di quel passaggio che li attende. Alto cento novanta cannelle, l’Ardore di Luce, è florido di una muscolatura armoniosa: ha spalle larghe, imbastite di dorsali e collinette turgide di deltoidi, inasprite da clavicole sporgenti, i pettorali sono definiti, gli addominali cesellati e gli arti allenati, tronfie le braccia di tricipiti e bicipiti, e le gambe nei quadricipiti ed i polpacci. Gli è fradicia addosso, ed aderente alla stazza, una giacca lunga fin sopra il ginocchio, di velluto e seta nera: il tema damascato dell’indumento s’alterna a dettagli cuciti in oro, che richiamano gli orli nelle maniche e sul bordo laterale della giubba e gli inserti -simili a piccoli focolai di fiamme dorate- cuciti sulle spalle e sulle tasche. Vi ha abbinato pantaloni aderenti, di cotone nero, che finiscono dentro stivali alti, di pelle color della pece, opachi, impreziositi da bottoni di piombo ed oro fuso ed una sottilissima corda che va ad incrociarsi nella parte posteriore. La barba è folta e scura: ma ne ha dettato l’ordine, delimitandola lungo mandibola, mascella e mento, a tagliare in obliquo e a metà le guance ed ad occupare il lembo di carne tra naso e bocca. E’ puntellata di pioggia anche quella, quando ha premura di schiuderla per anteporre un respiro alle parole che dedica a Doxia.] ..sono felice che stasera io debba solo assistervi, Corallo. [formicolano le dita della mancina adesa al rispettivo fianco: al polso rifulge il metallo del BRACCIALE del SACRO SIGILLO.] Ho la testa altrove. [confessa, leggerissimo.] ..sono tutto altrove.
Al suo arrivo, ha indosso, Stivali , Bracciale . Porta con sé, Tatuaggio , Tatuaggio .

Piazzale <Pravus> replica al saluto di Cormoran e LaRossa con tono deciso e melodioso, sono poi i suoni che provengono dal ponte ad attirare l`attenzione dell`angelo. <Alleati, venite avanti, la Madre sia con voi> dice verso i CHIERICI, poi annuendo verso Managerace. Attendo poi che il gruppo faccia il suo ingresso.
Piazzale-Mastio Il rumore sordo dei passi nel fango accompagna l’avanzare della mezzelfa. Lo sguardo nero di khol, affilato, scivola per un solo battito su Managerace, breve, fermo, inamovibile. Poi si solleva oltre lui, al ponte levatoio. «È il tempo che prediligo.»Il tono è basso, roco di pioggia e pazienza limitata. «L’acqua… cancella i peccati.» Un sorriso tagliente, senza mostrare denti. Bastarda quanto basta. Quando le figure bianche avanzano nel piazzale, la mezzelfa accenna il capo in segno di rispetto, e al passaggio di Doxia le labbra si incurvano in un sorriso più caldo, sottile. «Pravus in Tenebris.» Solo quello. Quando Managerace li invita ad entrare, lei avanza verso le scalinate senza una parola in più, e attende che i Chierici la seguano verso l`interno del castello.
piazzale <porge un cenno del capo a Doxia per primo e Gabriael per secondo> Pravus in Tenebris, siate i benvenuti. <poi annuisce al dire di Managerace e si incammina di nuovo all`interno subito dietro LaRossa. La testa si volta verso Ehinetor chiedendogli con voce serena e divertita> Voi usate le scale come noi o userete le vostre ali? <una volta al coperto, si abbassa il cappuccio del mantello con la sinistra e la destra si friziona vigorosamente i capelli, perennemente spettinati>
Sala S&R guarda nervosamente verso l`ingresso della sala. Il suo sguardo, di solito saldo, mostra una fretta o un`inquietudine palpabile, fissando ostinatamente il punto da cui dovrebbero arrivare gli ospiti. Nonostante il fuoco crepiti alle sue spalle, la tensione è evidente nella sua postura. Infine, l`attesa viene interrotta da voci provenienti dall`esterno della Sala della Spada e della Rosa. Sono voci che si avvicinano, un misto di saluti, risate sommesse e rumore di passi che annunciano l`imminente arrivo di qualcuno. Il suono si fa più chiaro, suggerendo che i Bravi o gli Alleati che attendeva sono finalmente giunti, sciogliendo, almeno in parte, la sua nervosità.
Sala R&S <Entra nella sala trovando Maniakesh vicino il camino e si blocca all`ingresso. Lo sguardo è puntato sulla figura del mezzelfo sondando la sua presenza e con il piede sinistro varca la soglia> Pravus in Tenebris <la voce spezza il silenzio e lentamente si addentra nella sala, riducendo le distanze dall`Innominato. Lo sguardo si abbassa e carica i polmoni che si espandono prima di rilasciare un lungo respiro che vuol preannunciar una calma e pazienza in cui sembra sostare, adesso, fermandosi di qualche passo dalla figura del Falco di fronte a lei, le braccia lungo i fianchi, ben dritta in quella posa marziale e fiera che la contraddistingue. La mascella è tesa e seppur non lo da a vedere la tensione si percepisce nell`aria, in lei e attorno animata dal crepitar del fuoco che resta caldo e accogliente nelle sue rosse punte di fiamma>
[Piazzale > Interno Castello] [Il pollice destro alla fronte, solleva un lembo del cappuccio sistemando l`orlo poco sopra l`attaccatura dei capelli. Il viso emerge dalla stoffa ed il campo visivo viene pulito dalle pieghe] Pravus! [Spazia sui presenti, lo sguardo ed il tono; il secondo magari non basta a superare lo scroscio della pioggia, ma sicuramente a fare la sua parte senza inutili slanci. Li guarda un po` tutti senza soffermarsi su nessuno in particolare. Il viso orienta a favore della venuta dei Chierici, cui riserva un breve cenno della testa. Educato quanto basta da non farlo attardare ulteriormente sotto l`acqua. Nel silenzio che lo contraddistingue supererebbe il gruppetto, avviandosi verso i gradini antistanti il portone, per cercare di salirli al fine di varcare la soglia e portarsi all`asciutto]
Piazzale ( Mano a mano le Mura del Maniero si stagliano minacciose sopra di loro, offrendo un breve squarcio nella tempesta di quella notte. Una breve pausa in cui i suoi occhi, privi del periglio della pioggia, si possono posare sulla figura di GABRIAEL. Studia la vacuità della sua espressione, il silenzio che arranca sulle sue labbra. E poi quella risposta. Qualcosa che le fa arcuare le sopracciglia e la fronte tutta. Lancia uno sguardo avanti, breve, per tornare su di lui. ) È accaduto qualcosa, Gab? ( Parla piano, in modo sottile, quasi a voler condividere con lui quel segreto, mentre lo sguardo smeraldo continua quello studio certosino del suo viso e ogni dettaglio che ne traspare. Solo quando raggiungono il Piazzale, la voce di MANAGERACE la distrae, scardinando i suoi occhi che incontrano piuttosto la figura del pellegrino, il primo a venirle incontro. ) Ah, Sir Managerace. Come state nella vostra rinata pelle? Vi siete ripreso? ( Domanda verso lo stesso, prima che rivolga un sorriso su tutti coloro che si avvicinano: EHINETOR, LAROSSA, ISILWENNA, CORMORAN, SIANODEL. ) Vita ex Fide a Voi tutti. Possa la Madre proteggervi anche in questa notte scura. E al mio fianco, vi è Gabriael Mancrauder, Ardore della Luce. ( È con quelle parole che presenta GABRIAEL al suo fianco, sebbene il suo sguardo non lesini dal tornare sul suo volto, ancora e ancora. Ora che l’invito è stato colto, lei stessa apre le braccia. ) Allora entriamo? Mi pare un’ottima idea, visto la pioggia incessante. Fate pure strada. ( Dichiara verso i presenti, procedendo all’interno del CASTELLO, risalendo la scalinata fino a quando supera l’ingresso insieme al resto del gruppo. )
Sala Quando tutti saranno entrati lo farà a sua volta seguendoli a debita distanza. Si affaccia così nella sala <Pravus Innominato> facendo per slacciare le fibule del sottomento e sfilare l`elmo e tutto quello che c`è al di sotto, apparendo con i capelli arruffati <bel posto...> passando in rassegna la sala con lo sguardo chiaro <il camino, i divani...> tra sé <se l`avessi saputo avrei indossato qualcosa di più congeniale per la serata...> sotterraneo <non so, un bel completo in seta...> abbozzando un breve sorriso svogliato che svanisce nell`istante esatto in cui nasce <mi toccherà restare in piedi...>fintamente, in un pensiero ad alta voce <sapete, l`armatura non è molto confortevole in poltrona, ovviamente per il deretano>
Piazzale [ tiene sempre il mento leggermente sollevato: le pupille si stagliano in obliquo, a rimirare l’immagine del castello. Non lo turba la tempesta, piuttosto distrattamente ne beve, infliggendo la morsa dell’arcata superiore dei denti, addosso al labbro inferiore, raschiando da lì gli zampilli d’acqua che il cielo gli cede. Della fortezza subisce il richiamo che gli tiene l’attenzione incollata, fino a quando le presenze di LaRossa e Cormoran si manifestano, insieme alle loro voci che ne approntano i rispettivi saluti. Non ha slanci la testa, che lentissima -e grondante di pioggia- traccia la visuale fino ai Bravi di Esperia, esibendo l’innaturale strabordìo di luce che nutre dentro lo sguardo, dagli screzi inneggianti l’oro. Un inchino del capo, facilmente leggibile anche quello, perché mosso con estrema misura ed estremo riguardo. Non una parola, solo fiumi di fiati che lascia sgorgare via dalle narici, aria rovente che gli si compatta innanzi al muso, per condensa del ponente. Il pomo si scuote: è per la codifica della domanda che Doxia gli pone. Le ciglia bagnate di pioggia come rugiada, battono un paio di volte: il volto rimane in avanti, poi -quando ancora cammina seguendo la scia dei Bravi- torce il collo, ed il mento, il volto tutto. Leva il sigillo alla chiusa delle labbra, impasta un:] il miracolo. [sussurra in risposta, e pare che gli occhi abbiano incrementato maggiore lucore nel dirlo, cercando la morsa con le pupille di Doxia. O forse sono le torce, le fonti di calore sparse tutt’attorno nel piazzale, che di nuovo accarezza con la vista, insieme alle altre presenze.] Vita ex Fide. [subito dopo esser stato presentato: adocchia Ehinetor, Isilwenna e Sianodel. In ultimo Managerace; salvo poi seguire il passo di Doxia, a cui si è legato come sua ombra verso l’interno.]

Sala R&S L`angelo guida il gruppo che si dirige verso la sala della rosa e della spada. avanza silenzioso e dona un cenno del capo verso Maniakesh dopo aver varcato la soglia della sala.
Ingresso>Sala R&SLa sala accoglie con il tepore del camino e l’odore di legna arsa. Il passo della mezzelfa riecheggia sul pavimento lucidato, deciso, cadenzato. Supera la soglia. Lo sguardo affilato alza un taglio rapido verso Maniakesh. Nessun cenno. Solo riconoscimento. Poi scivola verso Isilwenna, altrettanto breve, altrettanto controllato, un filo di rispetto tra soldati che non spreca fiato. Si sposta a destra della sala, tre passi dal muro, posizione perfetta per vedere tutto e non essere al centro di nulla. Le braccia si incrociano sotto il mantello, la Morning Star nascosta al fianco, il cuoio del fodero che tocca appena la stoffa fradicia. Attende i chierici. Conta l’ingresso dei presenti senza muovere la testa, solo gli occhi. Il mormorio dei passi, il fuoco che scoppietta, mani che asciugano acqua da capelli e mantelli, e lei resta immobile. Le parole di Managerace arrivano chiare e lei non lo guarda subito, lascia che la frase resti sospesa un battito nell’aria. Poi, appena l’ombra di un sorriso sghembo si piega sull’angolo sinistro della bocca, quasi impercettibile, ma non dice nulla. Restano solo gli occhi che tornano fissi verso l’ingresso, ad attendere l’arrivo dei Chierici, mentre il mantello continua a gocciolare.
sala R&S <raggiunge infine la sala, oltrepassa l`entrata e le sue iridi blu si posano su Maniakesh per primo e poi Isilwenna con espressione incuriosita. Accenna un inchino verso l`innominato e la pellegrina> Pravus in Tenebris! E anche a voi, mia signora! <Le mani scostano il mantello umido, portando alla luce la SPADA LUNGA che porta alla cintura. Poi fa alcuni passi di lato per lasciare libero il passaggio. Uno sguardo fugace alle finestre per osservare la pioggia scrosciare, poi si avvicina al camino e accenna un sorriso famigliare mentre osserva il quadro del Barone Pan per un istante e le parole di Managerace sul vestiario gli giungono alle orecchie. Non può fare a meno di passare la mano sinistra sul petto, lisciandosi il suo completo blu notte.>
Sala S&R Dalla sua posizione, davanti al grande camino, dopo un cenno con la mano a Isilwenna, Maniakesh vede finalmente entrare i Chierici e i Bravi. Con un immediato cambio di espressione che sostituisce la tensione con l`accoglienza, allarga le braccia in un gesto ampio, come a volerli abbracciare tutti. La sua voce, roca e potente, risuona calorosamente nella sala per salutarli: "Pravus in Tenebris!" Quindi, il suo sguardo si sofferma su Doxia, e le dedica un cenno della testa. "Corallo," la saluta, con un tono che esprime sincero rispetto, "che piacere e onore avervi qui.".
[Solo una volta dentro il castello le mani salgono al cappuccio per poterlo abbassare sulle spalle. La zazzera lunare umida ed appesantita, in ciocche sulla fronte, ravviva blandamente con una passata delle dita, adoperandole in flemmatica successione per sollevare la correggia della faretra, sfilandola da sopra la testa. Operazione necessaria per arrivare a slacciare il mantello, levandosi quel pezzo di stoffa appesantito dall`acqua piovana. Un giro d`avambraccio mosso a mezz`aria se lo fa` avvolgere attorno all`arto, schizzando un po` qua e là, mentre l`altra mano inforca di nuovo sulle spalle frecce ed arco. E` un palese sospiro di sollievo quello che passa dalle labbra socchiuse mentre continua a muoversi attraversando il salone, raggiungendo la sala dove attende l`Innominato e la Pellegrina] Pravus in Tenebris. [Un cenno della testa al Mezzo. Uno altrettanto ossequioso ad Isilwenna. Solo dopo si sposterebbe alla propria destra, togliendosi dalla porta. Ritagliandosi uno spazietto dove diventare un pezzo d`arredamento]
Sala R&S <L`ingresso di Managerace, il rumore della sua armatura e i suoi passi la fanno voltare, ne riconosce la voce e lo sguardo azzurrino punta dritto al volto dell`umano quando si slaccia e sfila l`elmo> Pravus <breve il saluto che rivolge con voce chiara all`umano e si sposta verso la parete dando il fianco destro a Managerace e il sinistro a Maniakesh così da averli entrambi nella sua visuale e un ghigno incrina le labbra a quel commentar dell`umano e lo sguardo abbassa trattenendo un sorriso che in men che non si dica svanisce, lasciando posto alla serietà nell`espressione del viso dal candido colore della pelle, salvo le gote appena arrossate e nota chi entra, Ehinetor, LaRossa e li guarda puntando le iridi cristalline ai loro volti e poi Cormoran al quale dedica un cenno del capo in risposta al suo inchino prima di rivolger attenzione a Maniakesh che accoglie gli ospiti e i Bravi>
SalaR&S ( Procede all’interno seguendo il gruppo. Il suo passo rintocca appena sui pavimento, quanto piuttosto sono più rumorose le gocce d’acqua che grondano qui e lì dal suo corpo e dai suoi vestiti, appesantiti dalla pioggia. I suoi capelli, raccolti in una treccia, riescono a rimanere tutt’al più in ordine, mentre passeggia al fianco di GABRIAEL tra quei corridoi. Lo tiene d’occhio, con cura, ma è quando all’ingresso della SALA della ROSA e della SPADA che quella parola percola dalle sue labbra, che lei volge lo sguardo sull’Ardore. ) Dopo. Dovete raccontarmi. Assolutamente. ( Dichiara in uno scandire ben teso, ma ciò che si palesa sulla sua bocca non è un’ordine perentorio, bensì un sorriso soddisfatto e accogliente, mentre entra nella Sala con un passo maggiormente deciso. ) Innominato. Mi ringrazierete meno quando vi avrò inzaccherato tutti i Tappeti. ( Sottolinea verso MANIAKESH con quel suo solito modo ironico e divertito, mentre si fa avanti, guadagnando il centro della stanza insieme a GABRIAEL. ) Ordunque apriamo le danze: sono qui tutti i guerrieri con le loro affilate lame e non? ( Chiede, sempre a MANIAKESH, sebbene il suo sguardo navighi su OGNUNO dei presenti, mentre le mani si portano sui fianchi. Un istante solo perché quello successivo, CERCA di poggiare la sinistra sulla spalla opposta di GABRIAEL e lasciare per lui solo poche parole. )
Sala Infila come capita la cuffia all`interno dell`elmo gocciolante e lo porta sottobraccio. Il profilo si volta lentamente verso sinistra e lo sguardo acuto e vagamente sorridente si ferma in quello di Isilwenna. E` una trasmissione tacita ed eloquente, poi si distoglie virando su Maniakesh <l`elmo purtroppo gocciola...> a fior di labbra <chiedo venia per i tappeti...> a labbra schiuse, la fronte si corruga <e che dire degli ignobili calzari...quanto fango è dilagato all`interno… sono sinceramente costernato> fissandolo, poi va su Sianodel <Pravus in Tenebris>
SalaR&S [ non che abbia sgrovigliato granché la questione: eppure, formulando quelle poche sillabe per Doxia, gli si è accorciata la cadenza dei respiri, di chi è sfiancato da una corsa, curioso ossimoro dei suoi passi, che sono invece gravi, flemmatici, ordinati. Cerca allora appiglio altrove, risollevando la testa che aveva dapprima optato per una panoramica del pavimento e delle scale. Con un moto scattoso quanto disciplinato del collo, trascina via una ciocca bruna da innanzi gli occhi, ed ancora ripercorre gli spazi del Castello, come qualcosa di profondamente caro. Quando varca la soglia della sala della rosa e della spada, un pensiero muove le fila dell’angolo sinistro della bocca: gli si inarca in un pendio intimo, fugace, che coincide straordinariamente col sorriso imbastito da Doxia. E allora, glielo regala: insieme ad un annuire sicuro del capo. La bocca torna distesa placida ed illeggibile, gli occhi vagano fino a Maniakesh all’interno della sala. Attenderà d’aver addosso il suo sguardo, prima di relegargli l’encomio di una riverenza della testa e della voce, sfibrata in più parti da accenni di raucedine mista ad afonia.] E’ un onore ed un privilegio esser tra queste mura. [Risolleva il capo, quando si ritrova la mano di Doxia a cingergli la spalla. Una virata lenta del mento verso l’arto che lo tocca, poi a lei e al suo profilo, alle parole che gli dice.] sono con voi, Corallo. E’ ora vostro, il mio potere. [salvo poi tornare vigile in avanti, laddove vi sono i bravi e le loro armi.]
Sala R&S [Una finestra ed il suo davanzale vanno benissimo per il sedere dell`elfo, che ce lo parcheggi sopra sempre troppi complimenti. Il movimento misurato quanto basta da non apparire volgare, approfitta della breve parentesi di quiete, in un posto asciutto, per srotolare il mantello che s`era avvolto attorno all`avambraccio destro, appendendolo ad un cardine della finestra, affinché resti steso, a perdere sul pavimento l`eccesso di pioggia trattenuta nella trama. Tira su col naso, tornando con lo sguardo su tutti i presenti. Se Managerace ed il suo cambiamento l`avevano depistato all`inizio, ora non lo inganna oltre. La linea delle sopracciglia manifesta una curiosità immediata ma trattenuta. Il modo che ha di guardarlo dalla testa ai piedi tradisce la nuova consapevolezza riscontrabile nella marcatura somatica] ... [Sposta le labbra di lato. Un pizzico di delusione quella? Non lo nasconde ma prova a dissimularlo con un cenno della testa in risposta al saluto] Se posso dare una domanda. [La voce s`alza di poco per superare quelle degli altri. La lancia per coprire la distanza dal punto dov`è lui, fino a Doxia] Potete operare solo su lame ed altre armi da mischia, o anche su archi e frecce? [...] Chiedo per curiosità e conoscenza.
Sala R&S La mezzelfa non si muove finché l’ultimo passo non ha varcato la soglia. Uno per uno, in ordine. Infine Maniakesh, e qui la mezzelfa si ferma visivamente qualche secondo. Lo sguardo è tagliente e immobile. Nessuna parola. Nessun sorriso. Poi il busto si raddrizza di mezzo pollice. Le mani si sciolgono dal petto e scorrono dietro la schiena, dove le dita sono intrecciate con disciplina militare. Il mantello ancora gocciola sulle assi, senza che lei se ne curi. Mentre l’Innominato accoglie, lei ascolta. Poi sposta l’attenzione su Doxia e la segue con lo sguardo, un millimetro di complicità negli occhi scuri, niente di più. Apre lentamente il mantello e la mano sinistra scivola al fianco, al cuoio del gancio. La Morning Star bianca viene liberata e sfilata con gesto calmo, privo di teatralità superflua. Il peso dell’arma si assesta contro la coscia sinistra. Pronta. Restano solo gli occhi, fermi sul centro della sala, aspettando il via ai Chierici.La mezzelfa è impassibile, non sorride, non chiede, si limita ad ascoltare e osservare.
Sala R&S <Attenta a tutti, lo sguardo della mezzelfa scivola sui presenti, i loro volti e le loro espressioni. Doxia cattura la sua attenzione, la osserva con calma nella sua posizione defilata fin quando incontra il suo sguardo quand`ella nel suo navigar su lei arriva. Un leggero sorriso appena accennato si delinea sulle sue labbra accogliendo silenziosamente quelle figure che affollano la sala dapprima così silenziosa, dove il fuoco e la sua danza erano gli unici protagonisti> Si cominicia...<biascica a fil di voce liberando un respiro con tutto il peso che si porta dietro e lì resta ferma, accogliendo lo sguardo di Managerace e quando lo distoglie si muove, di uno, due passi per affrontar con gli occhi il volto di Gabriael, quella figura che parla accanto la chierica>

Sala R&S L`angelo si avvicina ora al centro della sala e sguainata la spada lunga, la va a tenere impugnata con la diritta, ma con il debole verso il basso a riposo. Non fiata ne respira attende il fare dei chierici. Immobile in attesa di istruzioni.
Sala R&S accetta la battuta di Doxia con un lampo di divertimento nei suoi occhi indaco. Ritrae leggermente le braccia allargate e fa un leggero inchino, un gesto formale ma scherzoso. "Corallo, i tappeti della Compagnia accolgono il fango della fatica come l`oro accoglie la luce," risponde Maniakesh, la sua voce roca che si addolcisce per l`ironia. "Li faremo cambiare domani. Ciò che conta è che siate qui, voi e l`Ardore." Ascolta la sua domanda, lasciando che il suo sguardo segua il suo mentre naviga tra i presenti. Il suo tono si fa più solenne, indicando che la priorità è la preparazione. "Ordunque, sì. Siamo pronti per il rituale sulle armi dei Bravi." Con un gesto ampio della mano verso il centro della sala, incoraggia i suoi uomini a prepararsi. "Che la Luce benedica l`acciaio e che la festa possa seguire il rito, come si conviene tra amici che hanno affrontato l`ombra."
sala R&S <accenna un sorriso alla menzione di Doxia sui tappeti inzaccherati, ma non si permette di replicare. Alla domanda del chierico, sulle armi, la mano mancina si sposta istintivamente all`elsa della sua spada quando lo sguardo dell`Estasi si posa anche su di lui, poi scivola sul fodero, accarezzandolo, e le sue dita iniziando a muoversi per slacciare il fodero dalla cintura. volta la testa verso LaRossa cercando la conferma nel suo sguardo>
SalaR&S ( Osserva i BRAVI sguainare le spade, e annuisce leggera. L’espressione di GABRIAEL in qualche modo rischiara anche il suo di sguardo, come se qualcosa glielo alleggerisse e ora che lui le offre anche quella conferma, lei stessa gli dà voce. ) Molto bene, statemi affianco. ( Dichiara e scivola verso il CENTRO della SALA, spostando la sua attenzione su MANIAKESH, lasciandosi sfuggire una risata. ) Alla peggio vi manderò qualcuno che possa rimediare al danno. ( Concede, per poi osservare i diversi BRAVI ancora. Apre la bocca ma la domanda di SIANODEL soggiunge distraendola. ) Beh, in realtà non vi è limitazioni sul tipo di arma, se personale, quando ovviamente non è possibile benedire una faretra di quaranta frecce. In quel caso dovreste contarne un numero esiguo. E l’arco… sì è possibile. Ma poi dovreste usarlo per picchiare qualcuno. ( Afferma all’Elfo, mantenendo quell’espressione lieve. Li osserva, ancora, quindi con il gesto della mano destra indica loro il PAVIMENTO di fronte ai suoi piedi. ) Dunque disponete le armi da benedire qui, di fronte a me, al suolo. E al resto ci penseremo Noi.
Sala v
Sala Ascolta i vari discorsi passando in rassegna i vari presenti con lo sguardo. Si sofferma poi con l`attenzione sui Chierici e li ascolta. Quindi tocca ai discorsi sui tappeti, poi alle armi e retrocede di un passo per comprendere bene le distanze tra sé e i presenti. Il gomito libero, quello destro, si solleva e la mano guantata si ferma sul codolo della bastarda adiacente al fianco sinistro, CERCANDO di sfilarla con il pomolo quasi in verticale e la punta della lama fissa verso il basso, onde evitare di far saltare la testa a qualcuno nella sguainata casalinga. A intento terminato si muove per raggiungere Doxia e piegarsi sul ginocchio destro per lasciare la spada a un metro circa dai suoi piedi
Sala R&S Alle parole di Doxia, la mano destra di Maniakesh scende con naturalezza lungo il fianco destro. Il movimento è fluido e abituato, la mano si porta sul costato fin quando non afferra saldamente l`impugnatura della mazza ferrata (o chiodata).Con un gesto preciso e un leggero stridio del metallo contro la custodia, cerca di estrarre l`arma dalla sua guaina fissata al fianco. L`intenzione è quella di presentarla a Doxia, offrendo la sua arma da guerra, un simbolo della sua forza e della sua prontezza, alla benedizione del rito.
sala R&S impugna il fodero della spada con la mancina davanti a sé dopo averla slacciata dalla cintura, la mano destra afferra l`impugnatura e la lama viene sfoderata in un rapido gesto. Ruota la spada verso l`alto davanti al suo naso poi la ripone a terra con il rispetto dovuto alla sua arma, il debole puntato verso il centro e verso Doxia
Sala R&S [Lo sguardo sulla Chierica, annuisce di tanto in tanto alla spiegazione fornitagli, lasciando intendere l`apertura con cui assorbe le parole, giungendo ad un cenno più deciso a conclusione] Grazie. [Vibra gentile, staccandosi dal davanzale con un colpo di reni all`invito finale. La destra trova l`impugnatura della lunga al fianco opposto, facendola scivolare via dal fodero. Traccia il movimento senza fretta alcuna, accarezzando l`aria davanti a se, fino ad abbassarla sull`esterno dove la impugna. Attento a come si muove nel cercare di passare tra gli altri, rispettando l`ordine, arriverebbe a deporre la SPADA LUNGA ai piedi di Doxia. Il palmo sinistro sotto al piatto del Medio. Entrambe allungano l`arma sul pavimento, piegandosi sulle ginocchia e curvando le spalle. Il metallo emette un borbottio impercettibile quando viene lasciato sul terreno, lasciandolo libero di tornare in piedi, indietreggiando di quattro passi]
Sala R&S <Le armi dormono nei foderi agganciati alla cintura. Seguendo il gesto di Cormoran entrambe le mani si stringono sulle impugnature pronta a sfilarle, svegliare le lame mostrando l`acciaio di cui sono composte. Le mantiene sguainate, con la punta verso il basso, verticali ai suoi fianchi e con calma si avvicina a Doxia, posizionando le armi sul terreno, distese una vicino l`altra. Si rialza e indietreggia senza perder di vista le armi e seguendo le dinamiche della scena>
SalaR&S [ non deve ripeterlo due volte l’estasi: così com’ella si sposta, anche lui traccia sul terreno l’incombenza marziale dei propri passi. E si ferma dunque, nella porzione di sala scelta da Doxia, divenendo con lei il punto focale della stanza. Ha sciolto la contrazione delle dita mancine, rilassando la mano e quel braccio ingioiellato del SIGILLO SACRO. La bocca, velluto pastoso di labbra piene, gli si schiude a racimolare un fiotto d’aria grande, tanto da fargli sollevare il torace e stridere i bottoni umidi della giacca pesante, ora madida di pioggia. Lo libera più lentamente, per riassestare il flusso tachicardico che gli fa rullare il cuore: e imbrigliatosi nello sguardo di Isilwenna che trova di fronte, ha il tempo di consegnarle la malìa che fa abbacinante l’oro dell’iride, e poi gliela priva, per rovistare addosso alle di lei armi, e così anche le armi degli altri bravi, quando queste vengono affidate al terreno. Ne fa una perlustrazione minuziosa, ciclica, con le palpebre che si assottigliano facendo degli occhi come feritoie, e piegando il capo, tendendo l’asse verticale leggermente in obliquo, come farebbe una bestiola in ricognizione, di tanto scatta occhiate verso Doxia per apprenderne il messaggio dalle parole, mobilitando solo le pupille in una gittata laterale, poi torna zelante sui Bravi, e Maniakesh dirimpetto.]
CORRIDOI>SALA R&S Nurak spalanca la porta del salone con la grazia d`un cinghiale. È sudato, il che è tutto dire per un nano. È venuto al galoppo dall`arena del Gran Ducato e ha fatto i gradini a tre a tre. Il che è tutto dire per un nano. Senza esitazioni, si guarda attorno, sgancia l`ascia dal fianco sinistro e la poggia sul terreno ritirandosi di fianco a Cormoran. Bisbiglia «Scusate il ritardo».
Sala R&S Non si muove subito, resta immobile un battito di cuore, con quello sguardo tagliente che si aggancia a Cormoran quando lui le cerca conferma. Un cenno. Poi torna ai presenti, uno, due, tre volti passano sotto la lama dei suoi occhi senza trattenersi, fino ai Chierici. L’invito di Doxia la scuote dall’attesa. La mezzelfa si muove. Tre passi avanti, precisi, elastici. Il mantello segue il movimento con un fruscio pesante. La mano destra allenta la presa sulla Morning Star bianca la sinistra porta via l’ultimo residuo di esitazione. Scivola al centro della sala, incrocia lo sguardo della Chierica con un lampo di acciaio negli occhi, poi si inginocchia sul ginocchio sinistro. La mano sinistra poggia l’arma a terra vicino alle altre lame, in linea perfetta. Il gesto è lento quanto basta per farlo notare. La mezzelfa si rialza in un unico fluido movimento, con la schiena dritta, la testa alta. Due passi indietro, senza distogliere lo sguardo dalle armi. Le braccia tornano dietro la schiena, le dita si intrecciano. Lei resta immobile.
sala R&S L`ascia bipenne brilla di un azzurro intenso: un manico robusto ed una potente testa in metallo forgiato con un doppio lato tagliente ed una capacità d`urto manifesta. L`asta è completamente in metallo ed è stata completamente avvolta da delle strisce di pelle che rendono la presa perfetta anche ai proprietari più esigenti. La testa metallica presenta la tipica forma aggressiva con due pronunciati lati taglienti dalla tipica forma a mezzaluna con un inserto centrale. Nurak fa un passetto avanti, dà un calcetto all`ascia per portarla davanti a Doxia. Fa un mezzo inchino imbarazzato. E si riporta di fianco a Cormoran.
Sala R&S Dopo aver estratto la sua mazza chiodata, Maniakesh la lascia con solenne attenzione accanto alle altre armi dei Bravi, che sono state radunate per il rito. È un gesto che lo spoglia momentaneamente del suo strumento di comando in battaglia, allineandolo ai suoi uomini. Fatto ciò, torna a porsi in una posizione composta, silente e concentrata, davanti al camino. Le sue braccia, che prima si erano mosse, ora sono immobili. I suoi occhi indaco sono fissi su Doxia e sul rituale che sta per compiere. La sua figura è quella di un condottiero che osserva e rispetta il potere sacro in azione, in attesa che la Luce benedica l`acciaio dei suoi Bravi.

Sala R&S L`amgelo si porta vicino ai compagni e ne imita i movimementi posando la propria spada accanto alle altre. CHiude poi gli occhi ritirandosi in silenziosa preghiera, osservamdo intorno a se grazie all`aura razziale. Non disturba il rituale ma si unisce alla preghiera dei chierici.
SalaR&S ( Osserva i BRAVI disporre mano a mano le diverse ARMI sul pavimento di fronte a sé, rimanendo ferma nella sua posizione anche quando osserva l’ASCIA di NURAK strisciare verso di sé. La sua attenzione va a GABRIAEL a cui offre un cenno deciso, mentre ora, inspirando, ESPANDE l’AURA mistica per un raggio di due metri intorno a sè, palesando una pioggia VISIBILE di luce che inizia a caderle intorno. Cerca dunque di distaccarsi da ciò che la circonda, osservando un punto poco distante da sé, compiendo profondi respiri, così da CERCARE di trovare la CONCENTRAZIONE. La stessa che mantiene alta e salda, come l’AURA, mentre la mano destra si smuove a sfiorare il bracciale adeso al polso opposto, cercando di attivare il Sacro Sigillo, mentre una preghiera fluisce dalle sue labbra.) Madre, accogli le nostre preghiere stanotte, che ci aiutino a combattere l’Oscurità anche quando ogni altra Luce si estingue( Ed è con quelle parole che CERCA di RICHIAMARE il POTERE di THEMIS.)
Sala Lasciata la bastarda a terra, inchioda la mano sul tappeto e si solleva tornando eretto. Nurak entra nel suo cono visivo ma nel frattempo retrocede di qualche passo fino a vedere dall`alto, le sue spalle per intero, poi LaRossa, infine Doxia; l`attenzione resta su quest`ultima mentre le parole dell`Innominato destano un sano interesse per il rito. L`Estasi espande l`aura e una pioggia di luce scende sulla sua figura. Osserva tutto ma dal limite della sala, studiando privatamente, minuto dopo minuto, quello che accade
SalaR&S [sonda il volto di Doxia, ne capta il cenno, ne asseconda la serietà e la preparazione, con gli occhi carichi di connivenza e la sua più intima partecipazione. E’ per lei supporto fisico e morale: non le dista mai più di misero passo, e ne fruga i lineamenti con la voracità di chi vorrebbe rimestarle anche i pensieri. Coglie la sua concentrazione: torna frontale ai bravi e cala in basso il sipario delle palpebre, carezzando con le ciglia l’altra rima cigliare e chinando piano il mento, proiettandolo al terreno. Coincide con quel gesto l’attimo in cui si ESPANDE la SUA AURA e si fa VISIBILE A TUTTI: sorgono allora dal basso, aldilà dei mattoni del pavimento, virgulti di fiamme vermiglie, che brulicanti -come nutriti da piccoli vortici d’aria che li elevano verso l’alto-, s’arrampicano sulla vesti dell’Ardore per DUE METRI DI RAGGIO, risalendogli le gambe, i fianchi, i gomiti, le spalle, fino ad ingabbiargli il volto e la testa. Il rogo gli scuote le vesti ed i capelli: dalle lingue di fuoco sfrigolano scintille dorate. Toccano Doxia, così che la possa sostenere.] Madre, tu che i prodigi li sai fare, esaudisci le nostre preghiere. [e risolleva le palpebre, dopo aver recitato quelle parole, con voce ferma, solenne e sicura.]
Sala R&S Resta immobile nel suo punto sulla destra. Doxia espande l’Aura e la pioggia di luce che cade nell’aria. La mezzelfa solleva appena il mento, osservando la colonna luminosa aprirsi sopra le armi. Le dita, intrecciate dietro la schiena, si irrigidiscono un istante. Il Khol incornicia lo sguardo che scivola da Doxia alle lame sul pavimento. Il respiro si allenta. Poi, senza voltare la testa, gli occhi scattano verso Managerace. Non un movimento ampio solo l’iride che devia. Lo cerca. Lo trova e resta lì. Tre secondi, forse quattro. Non c’è sorriso, solo una piega appena accennata del labbro inferiore, quasi impercettibile. Poi torna su Doxia. Le fiamme rosse riflettono sugli occhi della mezzelfa, rendendoli per un istante più feroci. Il mantello si apre appena sul fianco sinistro per un movimento del corpo e inspira. Il petto si espande sotto la maglia bianca traforata. Nessuna parola spezza il rito.
sala RS <osserva l`ascia di Nurak scivolare sul pavimento verso Doxia, ruota la testa verso il nano e lo squadra in malo modo, si inclina lievemente verso di lui, con voce appena sussurrata> Vi siete fatto riconoscere. Dovreste portare più rispetto alla vostra arma. Quando abbiamo finito qui, seguitemi nell`arena, non si sa mai che riesca a inculcarvi un po` di rispetto in un modo o nell`altro. <un lieve sorriso estremamente finto appare sul suo volto. Poi ritorna in silenzio e osserva il fare di Doxia e Gabriael per un istante, prima di chinare il capo e fissare le armi sul pavimento.
salaR&S Nurak chiude gli occhi e lascia che l`aura lo attraversi. Così come le preghiere dei chierici e la loro voce vibrante. Le tensioni del corpo si sciolgono fino a quando il sussurro di Cormoran lo raggiunge. Il khaza apre gli occhi e lo guarda dal basso verso l`alto «Scusate stridio. Vi seguirò» La voce roca e profonda arriva calda e riverente.
Sala R&S A cinque metri abbondanti dall`epicentro dell`opera mistica, mantiene la posizione ed incrocia le braccia al petto. Gli occhi chiari passano dalla Chierica all`altro. Deviano su qualcuno dei presenti ma è al centro che fanno ritorno quando l`aria si condensa in gocce di luce. La fessura delle labbra suppone fascinazione. Orienta le iridi sulle fiamme evocate dall`Ardore, ascendendo col viso assieme alla salita delle lingue scarlatte che ne imbozzolano l`immagine umana. Inspira a fondo sollevando lo sterno. Trattiene l`ossigeno qualche istante, esalandolo silenziosamente dalle narici. Paziente. Preda delle aspettative. Sposta appena il bacino verso destra, scaricando parte del peso corporeo sulla medesima gamba per alleggerire l`altra che viene appena flessa.
Sala R&S < Dal pavimento e le armi disposte al centro, lo sguardo celeste della mezzelfa si sofferma sul proprio FALCIONE disposto tra le altre armi. I volti dei presenti catturano la sua attenzione su cui lo sguardo si posa, ad uno ad uno li osserva, concentrati finchè Nurak non spezza l`incantesimo entrando con tutta la sua presenza. Un sorriso gli rivolge, seguendolo nel suo dirigersi al centro. Lì, dove le lame sono disposte. Un concentrato di metallo affilato. Socchiude gli occhi un istante accompagnando un lungo respiro e le braccia lungo i fianchi terminano in due mani chiuse a pugno, che si stringono volendo trattenere, qualcosa che è solo lei a conoscere ed esprime con quel gesto di tensione trattenuta. Il controllo e l`imperscrutabile figura si palesano in assetto di fermezza imperturbabile e quando Doxia espande la sua aura lo sguardo si apre alla vista della pioggia di luce attorno a lei, seguita poi dall`altro chierico a cui dedica lo stesso sguardo, attento e sorpreso allo stesso tempo come qualcosa che si vede per la prima volta e desta sorpresa e meraviglia esponendo il viso ad un`espressione stupita e meravigliata>
Sala R&S immobile e silente davanti al camino, osserva ogni fase del rituale con un`attenzione quasi spirituale. I suoi occhi indaco seguono il movimento delle armi dei Bravi che vengono depositate, inclusa l`Ascia di Nurak che scivola verso Doxia.vQuando Doxia espande la sua Aura Mistica—quella pioggia visibile di luce, Maniakesh si raddrizza impercettibilmente. L`energia sacra investe anche la sua posizione, e il mezzelfo la accoglie con la stessa compostezza con cui accetterebbe una benedizione. l suo sguardo si sposta da Doxia a Gabriael, che si pone davanti a sé, avvolto anch`egli dall`aura. Quando Gabriael tocca Doxia per rafforzare la Chierica, Maniakesh compie un lento e solenne cenno del capo. È un gesto di profondo riconoscimento per la sinergia e la potenza che i due Chierici stanno manifestando, un atto di fiducia assoluta nella loro capacità di infondere il potere divino nell`acciaio dei suoi uomini.

Sala R&S Gli occhi dell`eterno si dischiudono non appena le preghiere dei CHIERICI si elevano a Themis. In un silente prece anche la lacrima si unisce alle parole di evocazione, osserva quanto accade tenendo lo sguardo fisso sulle armi. L`Aura razzaiale si espande ai Medi livelli, facendo muovere la spiral di luce che lo avvolge in modo più frenetico ed espandendosi per 2 metri di raggio.
SalaR&S ( Mantiene la sua AURA mistica ESPANSA e VISIBILE. ) Madre, nella Vostra Luce, concedetemi il dono dell’*IRA DELLA TEMPESTA*. ( Il rituale deve essere officiato da almeno due Chierici, di cui uno di livello III appartenente alla via di Alèthea, i quali, attraverso il potere delle folgori, infonderanno nei bersagli il potere della Luce che verrà assorbito istantaneamente. ) [Effetto: il rituale permette di amplificare il potere generato dal Maelstorm andando a infondere il potere delle folgori in un’arma, conferendole la capacità di infliggere danni aggiuntivi da folgorazione di entità MEDIA. Perché questo potere si attivi, il possessore dovrà PICCHIETTARE UNA VOLTA sull’ARMA e pronunciare le parole “Per Themis”.] [ Durata: fino a 15 giorni o fino a dissolvenza. ] [Bersagli: fino a 8 ARMI ( SPADA LUNGA di CORMORAN, SPADA LUNGA di EHINETOR, FALCIONE ELFICO di ISILWENNA, SPADA BASTARDA di MANAGERACE, MAZZA FERRATA di MANIAKESH, MORNINGSTAR di LAROSSA, ASCIA BIPENNE di NURAK, SPADA LUNGA di SIANODEL )] [Specifiche: il Fato può decurtare 5 punti mente all’Officiante. L’effetto del Rituale dura 15 giorni, nell’arco dei quali l’arma andrà attivata, secondo modalità espresse in fase di lancio, e manifesterà gli effetti per 3 turni, dopodiché, tornerà ad essere una normale arma per le successive 12 ore, prima di poter essere nuovamente attivata, fino al termine della durata del Rituale. Non si auto-rigenera mai in nessun caso.] [Malus: A causa dell`enorme dispendio di energia i due chierici coinvolti saranno completamente debilitati al punto che non potranno invocare altro per almeno 24h. ] [ Cast di riferimento: MAELSTORM ] [Lvl. Chierico: V | Parametri Rituale: V]
Sala attende che il rituale si svolga sotto i suoi occhi. La mano destra afferra la fibula dell`elmo e lo sottrae al braccio. Resta in piedi e fermo ad attendere il momento di riprendere la spada e rimetterla al suo posto, una spada con un carattere nuovo, anche se temporaneo
SalaR&S [si cala del tutto nel dominio della sua AURA che MANTIENE costante: espone il pomo d’adamo sollevando la testa e così gli s’INNALZANO anche le fiamme, ESPANDENDO ora l’AURA nel raggio complessivo dei TRE METRI, sempre VISIBILE ai presenti TUTTI. Sono mulinelli di fuoco più fervidi e mai immoti, avvampano attorno alla figura sua adonica, inglobando anche Doxia, perché le sia rinvigorita la potenza, veicolata dal divino. Brucia e non si placa, i lembi della giacca fremono verso l’alto, immerso com’è nella padronanza del suo stesso rogo sacro. E’ fuoco dentro e tutt’attorno: il riflesso della pira irradia le pareti della sala d’un gioco di ombre e di luce e gli si inietta nello sguardo, ostinato, sulle armi che i Bravi hanno adagiato per terra. La voce di Doxia, la sua invocazione, fa fremere le palpebre dell’Ardore, e quand’è silenzio, da dentro il furore della sua AURA ESPANSA, parla a Themis.] Madre onnipotente, diffondi la tua benedizione su queste armi, perché sia Luce anche nel sangue, anche nella Guerra. [Ancora prega, sostenendo Doxia, nella sua venerabile missione.]
Sala R&S Resta immobile, con le mani serrate dietro la schiena in una presa ferma e composta che tende le spalle e raddrizza la linea del busto. Lo sguardo ambra, incorniciato dal khol scuro, rimane fisso sulle armi allineate davanti ai Chierici, non c’è stupore, né timore, solo la calma glaciale di chi ha visto rituali e benedizioni in più di un’epoca, e sa cosa significa preparar ferro e sangue per la guerra. Gli occhi scorrono lungo la linea delle lame, indugiano un istante sulla Morningstar bianca, poi su ogni arma dei compagni. Nessuna emozione incrina l’espressione. La mascella resta composta, appena serrata. Un soldato in attesa del segno. Di tanto in tanto lo sguardo si sposta, lento, calcolato, verso Managerace. Lo sfiora, lo misura. Respira, poi un solo passo indietro per allinearsi meglio alla parete, in una postura più stabile, con il mento alto. La pioggia di luce continua a cadere, Gabriael avvolto nel fuoco estende la sua energia, Doxia mantiene la concentrazione, Maniakesh osserva in silenzio, gli altri attendono. Lei osserva tutto. Un soldato che attende la benedizione sul ferro con la stessa freddezza con cui si prepara a usarlo.
sala RS rimane in assoluto silenzio mentre il cast di Doxia e Gabriael si svolge nella sala e sulle loro armi. Uno sguardo fugace a Ehinetor intento a pregare e poi Maniakesh. Lo fissa a lungo prima di abbassare di nuovo lo sguardo sulla sua arma sul pavimento.
Sala R&S La lingua scivola sulle labbra, di punta. La saliva le glossa inumidendole con uno strato sottile che alla luce mistica dei chierici già s`asciuga. Rinnova la dose d`ossigeno nelle vie respiratorie, ormai incapace di spostare l`attenzione dall`operato che si sta consumando sotto i suoi occhi. Solleva le spalle abbassandole subito dopo, sistemando la stoffa della camicia ancora umida di pioggia. quando slega l`incrocio delle braccia lo fa` solamente per aiutare una mano con l`altra, e viceversa, a sfilarsi i guanti di stoffa nera, tirandoli un dito dopo l`altro. Scopre le mani in previsione del momento in cui potrà recuperare la propria spada, incastrandoli penzoloni tra la cintura ed il corpo.
Sala R&S Non si perde nulla, attenta e concentrata all`evoluzione del rito e ciò di cui vengono circondati i chierici. Le parole delle preghiere, il cuore che le martella in petto e il respiro solleva e abbassa il petto in un gesto visibile ad uno sguardo attento. L`espressione ora è corrucciata, tesa e fissa, lì su quelle lame adagiate, cariche di un potere divino, ultraterreno e ora la mano al fianco del fodero vuoto va a toccarne la superficie liscia, vuota, in un gesto calmo e controllato. Una statua immobile in contrapposizione all`energia che si espande e si incanala sugli strumenti di morte. Tutto tace, solo i chierici: protagonisti della scena, fautori del rituale a cui dedica tutta la sua presenza silenziosa
salaR&S Nurak ha un lieve sussulto. Stringe gli occhi per non guardare il piroettare di luci e scintille. La rilassatezza ha lasciato spazio a un`inquietudine mal mascherata. La potente aura dei chierici e dell`angelo danzano nella sala fino ad infondere il potere della Luce sulle armi adagiate sul pavimento. Un bagliore accecante attraversa le palpebre chiuse del khaza che si porta le mani al volto. La luce si affievolisce. Le armi giacciono ancora sul pavimento. Intonse. A Nurak scappa un`impercettibile smorfia di dissenso. Ma è troppo breve per essere veduto. Lo sguardo vola su Cormoran, ma dal suo volto passa a quello dell`innominato. Lo sguardo diventa serio. Il nano s`impettisce ancora di più. Rimane in silenzio e aspetta che sia dato il permesso per prendere la propria ascia.
Sala R&S Compiuta la benedizione sulle armi, Maniakesh inizia a passare in rassegna i Bravi e gli Alleati che sono confluiti nella Sala, muovendosi con un`andatura lenta e misurata. I suoi occhi indaco si soffermano su ciascuno in una ricognizione silenziosa e intensa: Prima si concentra sui suoi Bravi, incrociando lo sguardo di LaRossa, Ehinetor e poi Cormoran. Prosegue la sua ispezione sui Pellegrini: Isilwenna, Managerace e Sianodel. Infine, il suo sguardo si posa su Nurak, e sulle labbra di Maniakesh si disegna un ghigno sottile. Il nano lo fissa intensamente, e il mezzelfo risponde a quell`occhiata carica di sfida o cameratismo. Dopo questa ricognizione, Maniakesh fissa per un istante la sua mazza chiodata, ora benedetta, prima di prorompere con la sua voce roca. "LaRossa," ordina con tono pratico e autorevole, "fate aiutare e ristorate i nostri Fratelli Chierici."

Sala R&S Il rituale procede, e i chierici invocano il potere di Themis. Gli occhi del sembiante si posano prima verso i compagni, ma senza soffermarsi, e poi sulle armi. Solo dopo aver sentito le parole di Maniakesh, l`angelo riporta ai minimi livelli la propria Aura, avvicinandosi ai CHIERICI nel tentativo di dar loro ristoro con la pripria essenza espansa nell`aura.
SalaR&S ( Ogni preghiera ha un suo prezzo e anche questa ne richiede lo scotto: dopo che quelle parole hanno lasciato le sue labbra, viene pervasa da una profonda STANCHEZZA, mentre l’AURA mistica ora torna a SOPIRSI. Si flette, cedendo alla debilitazione che ne affanna il respiro e la lascia lì, flessa, le mani appoggiate sulle ginocchia e lo sguardo pregno di Fede, quella Fede decisa che, nonostante il dazio, brilla nel suo sguardo. ) Attendete qualche giorno. ( Afferma, a stento, con una voce che cerca punti fermi per poter riprendere il respiro, mentre i suoi occhi salgono fino a MANIAKESH e ai BRAVI tutti.) E se ha funzionato… dovete. ( Su quella parola è costretta a fermarsi, mentre sembra che si possa riavere per un istante. Uno solo, quanto basta per rialzare appena il busto. ) ...una volta al dì, picchiettare sull’arma, inneggiando alla Madre con un… (Il fiato, di nuovo, la trova impreparata, impedendole di andare oltre, mentre la mano sinistra scende a reggersi il fianco. ) “Per Themis”. (Chiude e si dedica al proprio respiro, in lenta ripresa e il suo sguardo ora si muove verso GABRIAEL, offrendogli un sorriso, sebbene stanco. Si riprenderà insieme a lui da quella spossatezza, rimanendo con GABRIAEL e i BRAVI fino al momento di congedarsi. ) //
Sala assiste con gli altri agli strani fenomeni che accadono nella stanza e uno strano moto interiore affiora a tratti in una minima, sotterranea esaltazione. Non interferisce con gli eventi e non annulla la mente quando l`incomprensibile accade e lo fa per istinto, quello che conosce da poco. Resterà al suo posto, nel suo metro quadro di mondo, fino alla fine. Poi recuperata la spada, tornerà verso il suo alloggio, lasciandosi la giornata alle spalle//.

Sala R&S I chierici lanciano il loro incantesimo e vengono presi da stanchezza. Si avvicina verso questi, accompagnandoli e donando loro il calore dell`aura razziale. La spada gli viene offerta da un inserviente che con cura porge l`arma al griso. Un cenno del capo dell`eterno prima di prendere congedo in modo silenzioso, insieme agli alleati.
SalaR&S [ quando il volere della Dea s’è compiuto, gli si spegne di colpo l’AURA che viene SOPITA. Torna a celarsi nei meandri del suo cuore ed il maschio chiude gli occhi, col capo che -con un movimento così minuscolo da esser quasi intangibile- rotea appena, pagando lo scompenso che -strappatogli il rogo di dosso- gli s’è venuto a creare. Tronca un fiato, direttamente dalla bocca le cui labbra debellano un respiro occluso, pagando con la stanchezza il pegno del suo potere. Ma non smette d’esser sostegno per Doxia: con la coda dell’occhio avverte il suo flettersi, e l’elfa troverà il BRACCIO destro del maschio, mosso dal TENTATIVO di cingerle velocemente la schiena, aprendo tutte e cinque le dita al centro della colonna sua vertebrale. Uno spasmo di premura e preoccupazione: glielo si legge in viso, crucciato dalla fatica e dall’apprensione, prima di poterla debellare, innanzi al sorriso con cui l’altra lo rassicura. Annuisce una volta non celandole l’ammirazione per il gesto compiuto, che gli brilla nel riflesso della pupilla dilatata assai e che ora svirgola verso i BRAVI e le armi ufficialmente benedette.] ..estirpate le radici del male. Themis vi sostiene. [con voce ancor più baritonale, e rughe a sfiorire la stesura altrimenti placida della fronte. Rimarrà lì, fin quando Doxia non avrà forza di andare; a godere del Castello, dei ricordi che serba per lui ogni parete e dell’ospitalità di chi lo risiede.]
sala RS annuisce appena quando lo sguardo di Maniakesh si posa su di lui. Dopo aver sentito il tono pratico dell`innominato. Inizia a fare alcuni passi con cautela verso Doxia e Gabriael, offrendo le braccia verso di loro per dare sostegno, se lo vorranno. Poi si avvicina alla sua spada, la afferra con rispetto e la solleva lentamente davanti al proprio volto, la fa girare su se stessa nella sua mano, osservandola da vicino "esteriormente, sembra uguale a prima" poi la riporrà con un gesto sbrigativo nel suo fodero.
Sala R&S osserva con attenzione e preoccupazione Doxia che cede alla profonda stanchezza successiva al rituale. La vede flettersi, affannata, ma con la Fede ancora visibile nello sguardo. Ascolta attentamente le sue istruzioni, il suo volto si fa serio per l`importanza della procedura. Mentre Doxia si riprende a stento e comunica il comando rituale di picchiettare l`arma inneggiando a Themis, Maniakesh annuisce lentamente, memorizzando le parole. Fa una pausa per enfatizzare l`importanza. "riprendete le armi, ms non usatele se non tra qualche giorno, quando il potere del rito sarà pienamente consolidato e le armi pronte a compiere il loro dovere. Nessuno dovrà interrompere il riposo sacro dell`acciaio benedetto." Poi resta a guardare i suoi Compagni recuperare le armi, prima di prendere la sua mazza chiodata ed uscire, prima di farlo lui a sua volta //
Sala R&S «Certo, Innominato.» La risposta arriva netta, ferma, senza esitazioni. La mezzelfa si muove in avanti con passo misurato. Passa gli sguardi dei presenti uno dopo l’altro con freddezza marziale. Quando gli occhi ambra incrociano quelle di Cormoran si fermano un battito, senza sorriso. Poi scende sulle armi, inclina il busto con un movimento fluido e raccoglie la Morning Star dal pavimento. La mano avvolge l’impugnatura con naturalezza, sollevando l’arma in verticale, e gli aculei dorati catturano la luce del camino e brillano appena. Gli occhi della mezzelfa restano su quei denti di metallo un secondo più del necessario. «Le stanze sono già pronte all’interno delle mura» annuncia alla volta dei due Chierici con voce bassa ma salda «le stesse dell’ultima volta. Troverete frutta fresca e tutto ciò che serve al riposo. Sarete scortati fin lì.» Un lieve cenno del capo a Doxia . Poi un altro a Gabriael, rapido, professionale e si volta in direzione del corridoio, spostando il mantello e facendo tintinnare appena i ciondoli nascosti sotto la stoffa. Solleva il braccio libero e con un gesto fermo invita i due a seguirla. Avanza nei corridoi del castello aprendo la strada ai due Chierici, la Morning Star oscillante al suo fianco.La figura della mezzelfa sparisce oltre l’arco di pietra, inghiottita dal buio del castello. //
SalaR&S Si avvicina con diffidenza verso la sua ascia. Ci cammina intorno, a passi lenti, studiando gli angoli che conosce già a memoria. Tocca il manico con un dito allontanandolo velocemente. Bofonchia qualcosa di incomprensibile nella sua lingua. Poi con un gesto secco e burbero afferra l`ascia agganciandola al fianco sinistro. Si avvicina a Gabriel TENTANTO di stringergli la mano «Grazie» poi con fare premuroso si rivolge a Doxia «Vi ringrazio corallo. Potete trovare il mio vino e il mio formaggio nelle cucine. Rifocillatevi, recuperate le energie. Sarete stanca». Con un lieve inchino, lascia che i suoi occhi rimangano ancora un po` dentro quelli di Doxia in segno di rispetto, gratitudine e stima. Il khaza lascia in quello sguardo i dubbi, le paure e le speranze per la guerra che incombe. Dopodichè attende Cormoran, di cui seguirà i passi fino all`uscita.
Sala R&S Chi prima chi dopo, li osserva dirigersi verso le rispettive armi. Lui preferisce aspettare a giudicare dal fatto che romane impalato lì dov`è. Fa` scemare la cosa, affinché la strada per la spada lunga gli si apra davanti, senza doversi necessariamente impegnare del driblare niente e nessuno. Apre e chiude la mano destra, preparandosi a ricevere il dono della Dea sceso ad infondere il suo stesso potere nell`acciaio della lama. Sbocconcella metri con falcate misurate e prive di fretta, e quando raggiunge la stuola di spade, flette le gambe ruotando nel porgere il lato destro all`impugnatura. La trova nella stretta leggera delle dita. Solleva il pomo, la punta poggiata a terra. Alza quest`ultima lentamente posizionando lo specchio del piatto frontale al proprio volto. Ne osserva il riflesso sbiadito ed imperfetto. Inspira con enigmatica soddisfazione, anche se ha nello sguardo il dubbio di cosa sia effettivamente avvenuto e come abbia influito sulla spada lunga. Inclina l`estremità a sinistra, seguendola col mento. La mancina orienta il fodero affinché le parti s`incontrino, facendo scivolare la lama al suo interno. Lo scatto finale sigilla guaina ed elsa. Al distendersi delle braccia lungo i fianchi corrisponde un cenno della testa, rispettoso, per i Chierici. Un tacito ringraziamento prima che possa dirigersi a recuperare il proprio mantello e in rapida successione guadagnare l`uscita dalla Sala, dirigendosi verso la propria stanza. ||
Sala R&S Le parole di Doxia le arrivano dritte e chiare nonostante dette con fatica. Lo sguardo non la molla finchè non nota Managerace raccoglier la sua arma e allontanarsi, in silenzio. Così si muove, anch`ella con la tranquillità di un pellegrino che percorre la via senza fretta, andando incontro al suo destino con cautela e consapevolezza. Così si dispone a raccogliere la sua spada, lucida e inviolata. La osserva con attenzione mentre la trattiene tra le mani < grazie...> lieve ma detto chiaramente e lo sguardo a Doxia e Gabriael si dispone in una linea retta, un flusso che dalla parola passa allo sguardo ed un leggero chinar del capo che enfatizza quel ringraziamento velato, timido ma consapevole. Ritorna quindi sui suoi passi, passando in rassegna tutti, uno ad uno.