La Barriera Rossa
Fa parte di:
Assalto dei Cavalieri Neri
LaRossa sorveglia il fronte nord mentre Zelgadis e Aireth, Maghi Rossi, avviano un rituale per innalzare una barriera tra il boschetto e il ponte. Il Castello si prepara così a respingere l’assalto imminente.
Esterno-Boschetto/N La mezzelfa è lì immobile, affacciata sul mondo esterno, oltre il ponte levatoio, poco a Nord dell’ingresso, tra il ponte e il Boschetto frontale, con le braccia incrociate al petto e lo sguardo velato di khol che scruta il sentiero senza mai sbattere le ciglia. Niente mantello, solo la corazza nera in cuoio che riflette a tratti il riverbero dell’acqua del fiumiciattolo che attornia le mura. La mazza ferrata pende sul fianco sinistro, e tra le pieghe dell’armatura, i ciondoli dei Bravi brillano, posati esattamente al centro del petto. Il vento gioca con le foglie del boschetto esterno, piega l’erba lungo il sentiero, ma non sfiora lei. Gli occhi scorrono sulle ombre come coltelli, cercando. Attendendo. Fa le veci dell’Innominato. E resta lì di fronte al boschetto. Una sentinella di carne, ferro e volontà. Perché oggi il Castello ha occhi d’ambra. E si chiamano LaRossa.

Esterno-Boschetto/N L’Evocatrice è ferma a pochi passi da Zelgadis e da LaRossa in completo silenzio e in attesa che il rituale inizi. Veste la sua solita veste rossa, che ne identifica subito l’appartenenza alla Torre Rossa, stretta in vita da una semplice cintura nera, alla quale sono assicurate due scarselle, la borsa delle COMPONENTI e il PUGNALE rituale. Al centro della scollatura della veste riposa il PENTACOLO rosso. I lunghi capelli corvini sono sciolti e le ricadono dietro la schiena, come un lungo e nero mantello, che oscilla ad ogni movimento. La mano sinistra tiene ben stretto un sacchetto di POLVERE ROSSA, composta da elementi vegetali e minerali. Il giovane volto, sporcato da leggere lentiggini, appare pallido, ma completamente tranquillo e sereno, mentre il proprio sguardo ametista, scivola sui presenti e su ciò che la circonda.
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama corta . Ha indosso, Scarsella , Scarsella , Borsa a Sacchetta , Abito , Pendente , Stivali . Porta con sé, Tatuaggio .
Esterno-Boschetto/N] <passi lenti ed eleganti si susseguono lungo il SENTIERO che proviene dalle SPALLE DELLA VECCHIA TORRE, in un incedere perfettamente cadenzato. Gli occhi, gemme verdissime, scivolano verso il castello dei Cavalieri Erranti, quella mole che domina tutto il paesaggio. Ed è lungo il SENTIERO, al limitare col BOSCHETTO, che l’evoker arresta il passo. Indossa la Veste Rossa, orlata d’argento e finemente ricamata da rune rosse dal significato incomprensibile. Ai fianchi, la SACCA delle componenti, assieme al PUGNALE rituale pendono pigramente verso il basso. Quando ha arrestato il passo, ad annunciarlo c’è stato il suono metallico del Pentacolo pieno che, nel suo movimento, crea un tintinnio leggero. Il volto dall’apparenza giovane è spezzato dalla pesantezza di uno sguardo antico, profondo, verde come lo smeraldo. Ed è proprio su LaRossa, che cala.> Nuctemeron. <un cenno educato quanto austero del capo> Sono l’Evoker Rosso Abraxass, e siamo qua per ottemperare alla richiesta del Lord Innominato. <si presenta in modo rapido, sbrigativo, prima di osservarsi lentamente attorno> È questo il punto dove necessitate la barriera, immagino. <osserva dunque Aireth, ora, al suo seguito, annuendo.> Fra poco iniziamo, Evocatrice. <quindi, torna lentamente ad osservare LaRossa, ora, facendosi appena silenzioso>
Al suo arrivo, ha indosso, Scarsella , Anello , Gemelli , Abito , Pendente . Porta con sé, Tatuaggio .
Esterno-Boschetto/N Solo il mento ruota lentamente, in direzione delle mura del Castello, dove gli uomini di ronda presidiano le torri e il ponte levatoio sollevato, che separa ancora l’interno dal mondo. Poi, lo sguardo d’ambra torna a posarsi sul sentiero, e li vede. Non parla subito. Quando i loro passi arrestano l’aria e il suono metallico del pentacolo sfiora il silenzio, con una lentezza studiata, compie un cenno del capo colmo di rispetto. «Pravus in Tenebris.» La voce è ferma, graffiata, profonda. Le labbra si piegano in un’espressione neutra ma lucida, che sfiora un accenno di compiacimento strategico. «La Compagnia dei Bravi vi è riconoscente per la sollecitudine. Questo è il punto indicato per la barriera, tra il boschetto e il ponte, a protezione del fronte Nord. La scelta dell’ Innominato non è mai casuale… né lo è il nostro affidamento a voi.» Le pupille scorrono per un istante sui sacchetti rituali, poi sul pentacolo, e infine tornano su di lui. Un battito più lungo. «Il Castello è pronto. Le ombre lo sono un po’ meno.» E con un passo appena, si scosta, lasciando ai Maghi lo spazio sacro del rituale. Ma resta lì. Presente. Vigile. Con la mazza ferrata che sembra già contare i battiti del tempo. Perché chi sorveglia il varco, oggi, non è solo una mezzelfa. È il volto stesso della volontà dell’Innominato.
Al suo arrivo, alla cintura porta Stiletto , nelle gambe ha Armi da lancio , tiene al fianco mancino Armi da botta , il corpo è avvolto da Armatura completa in cuoio . Ha indosso, Pendente , Mantello , Guanti , Pendente . Con sé non porta nulla.

Esterno-Boschetto/N (Il volto e lo sguardo sono posarti sul volto di Zelgadis, al quale muove un cenno d’assenso.) Nuctemeron, io sono Aireth, l’Evocatrice del crepuscolo. (Va a presentarsi a sua volta, seguendo l’esempio del proprio Evoker. La sua voce è cordiale e melodiosa. Attende qualche altro momento restando in silenzio, in attesa che LaRossa indicasse il punto preciso ove servisse la protezione, prima di andare ad aprire la sacchetta tenuta nella mancina, tirandone fuori con la destra una manciata di POLVERE ROSSA che subito va a gettare a terra. Respira brevemente per poi andare a ricercare una breve e momentanea concentrazione con la quale va a sfiorare la Trama. Schiude poi le labbra andando a scandire le poche parole in Lingua Arcana con cui va a modella un *ARCANO MINORE* con il quale fa muovere il mucchietto di polvere. I granelli poco alla volta corrono sul terreno fino a formare un PENTACOLO, dal diametro di circa due metri, attorno a Zelgadis.)
esterno boschetto N si avvicina con passo spedito alle spalle di LaRossa, indossa un completo elegante blu notte sotto un mantello del medesimo colore. La mancina trova riposo sopra il pomo della sua spada allacciata alla cintura quando si ferma al suo fianco. Un sorriso lieve si affaccia sulla sua barba curata "Pravus, Griso. Splendida mattina!" poi alla vista di Aireth e Zelgadis sul sentiero, porge loro un lieve chinar del capo, smuovendo i suoi capelli scuri perennemente spettinati "Pravus in Tenebris, fruitori." nulla aggiunge al dire di LaRossa.
Al suo arrivo, alla cintura porta Armi lama lunga e piatta , sulle spalle ha Scudo di metallo . Ha indosso, Completo , Mantello , Bracciale , Stivali , Collana , Anello . Con sé non porta nulla.
Esterno-Boschetto/N annuisce brevemente a La Rossa, senza aggiungere altro. Compie un respiro profondo, mentre lascia cadere le mani lungo i fianchi. Nel silenzio, ora, l’evoker segue con lo sguardo i passi di Aireth per qualche momento, prima di tentare di estraniarsi completamente da tutto quello che lo circonda, suoni, pensieri, sensazioni, andando alla ricerca di quello stato di concentrazione necessario per poter richiamare a se il potere di quella Magia che tutto muta. Raggiunto quello stato, che mantiene alto e costante, schiude lentamente le labbra, lasciando che una nenia leggera inizi a vibrare nell’aria. Quando accade, dal petto inizia ad irradiarsi una sensazione da prima vaga, ma che via via cresce sempre più assieme al canto. La destra scivola ora verso la SACCA DELLE COMPONENTI, andando a scomparire entro di essa. Fra le dita, afferra delle foglie d’edera, che ora tiene strette. E mentre il canto cresce, allo stesso modo fa il potere, che carica l’aria di una tensione palpabile. Le foglie d’edera le passa fra le dita, andando quindi a tentare il RICHIAMO DEL POTERE, nella ricerca della forma compiuta di quella magia che oramai lo prende e lo muove come se fosse una marea in tempesta. Giunge al suo apice, dunque, pronto a tuonare la parola di potere, ultimo tassello di quel mosaico stupendo e complesso.
Esterno-Boschetto/N Lei non si muove quando CORMORAN le si affianca, ma il suo sguardo si sfila appena in diagonale. Il mento scivola di qualche grado, quel tanto che basta per accoglierlo con un cenno lento e rispondere, voce bassa, ferma, senza staccare gli occhi dal rituale «Pravus in Tenebris, Stridio. Il mattino… sa a chi inchinarsi.» Poi, di nuovo, immobile, ma viva come il confine stesso tra il Castello e ciò che ancora non ha osato avvicinarsi. Osserva Aireth senza interrompere. Non è un’assistenza passiva, è presenza pura. Attiva. Consapevole. Quando la polvere rossa si solleva, le narici della mezzelfa si dilatano impercettibilmente. Il khol degli occhi si tende su pupille che non sbattono mai, mentre il pentacolo prende forma e Zelgadis comincia a cantare. Allora, e solo allora, rompe il silenzio. Non con forza, ma con precisione. «Perfetto. Il sentiero Nord è il punto di passaggio più scoperto. A est il bosco si infittisce, ma qui...» indica con un solo movimento del braccio destro il tracciato fangoso «la linea di vista è piena. Nessuna copertura. Nessun appiglio.» Ruota appena il busto, tornando su Aireth e Zelgadis, mentre il canto di lui cresce e le foglie d’edera vengono impregnate del potere. Poi, torna al silenzio, torna al suo posto, appena un passo indietro.
scuderia Il palafreniere porta fuori dalle scuderie il nero stallone di Frisia, Notte, il cui manto lucido riflette la fioca luce dell'alba nascente. Maniakesh, ora in assetto da cavaliere, sale con un movimento fluido e rapido in sella al frisone. La sua figura slanciata è subito dominante sulla cavalcatura. I suoi capelli candidi sono raccolti o mossi dal vento, e i suoi penetranti occhi indaco sono fissi sulla via da percorrere. Indossa, suna conciatura di cuoio, completato dai suoi gioielli distintivi: al collo il Pendente del falco e la Collana, al polso il Nastro rosso e il Bracciale nero con teschio d'argento, e l'anello sigillo con una M alcentro. Prendendo saldamente le redini tra le mani guantate, il mezzelfo imprime un comando chiaro. Con un leggero e sapiente tocco di sprone sul fianco di Notte, Maniakesh indirizza lo stallone verso l'uscita del Castello. Notte risponde con immediata potenza e disciplina, avviandosi al trotto pesante e ritmico attraverso il piazzale, fino a dirigersi verso il portone aperto, lasciandosi alle spalle le mura del Castello degli Erranti.
esterno boschetto N <china lo sguardo a osservare il disegno formatosi su comando di Aireth, muovendo il capo con curiosità, poi osserva Zelgadis diventare silenzioso e maneggiare qualcosa tra le mani. Il suo sguardo dagli occhi blu vira su LaRossa e annuisce alla sua risposta. Lentamente solleva la destra, alzando l'indice verso l'alto e posandolo sulle proprie labbra in un gesto inequivocabile.>

Esterno-Boschetto/N Il volto della giovane appare completamente concentrato, mentre la sua attenzione al momento è focalizzata su Zelgadis intento a celebrare il rituale. Ancora una volta respira lentamente mentre va nuovamente a svuotare la propria mente alla ricerca di una leggera concentrazione al fine di andare a ricercare un nuovo e breve contatto con la Trama. Le labbra violacee si schiudono andando a sussurrare una singola parola nella Lingua arcana grazie alla quale va a plasmare un *ARCANO MINORE*. Un’altra manciata della POLVERE ROSSA si solleva dal sacchetto che ella tiene nella mancina, e formerà, tra le punte basse del pentacolo, tre cerchi concentrici. Quello più esterno prenderà a brillare di luce bianca, quello di mezzo risplenderà di una luce rossa e l’ultimo invece brillerà di una luce nera.
Esterno-Boschetto/N *FORTEZZA DELL`ARS* [il Mago Rosso è in grado di attingere ai filamenti delle Trame Originaria, di Luce e di Ombra per creare una cupola traslucida, attraversata dagli effetti scenici degli influssi delle Trigemini (filamenti elettrici blu, lingue d`ombra viola, lampi dorati)| EFFETTO: rituale che permette di creare una protezione visibile che neutralizza attacchi fisici e arcani, previa approvazione del Fato. La difesa assume una capacità di protezione in base al livello dell’officiante [ Attacchi neutralizzati: 10] | DURATA: fino a 15 giorni | BERSAGLIO: Area di 15 metri, in questo caso l’epicentro è fra il BOSCHETTO ed il PONTE – da 18E a 16E su griglia | MALUS: a seguito del lancio del potere, per le 12 ore successive il Mago potrà ricorrere solo a cast di livello inferiore al suo | SPECIFICHE: la protezione può essere istantaneamente abbattuta tramite cast di dissolvenza lanciato da Fruitore di livello pari o superiore. All`interno dell`area difesa, tutti i pg, png, oggetti e strutture sono protette da attacchi. Non permette di scegliere i bersagli da difendere: chiunque si trovi nell`area sarà protetto. Non permette ai protetti di avanzare attacchi dall`interno della difesa verso l`esterno. Coloro che si trovano all`interno dell`area difesa, possono liberamente uscirne; nessuno invece può accedervi dall`esterno con nessun mezzo. E` obbligatorio dichiarare l`epicentro dell`area difesa; in assenza, il Fato decreterà autonomamente il posizionamento della protezione. Il Fato può decurtare 5 punti Mente all`Officiante | DIFESA DA SOFFI: fino a MAESTOSO | DIFESA DA RUGGITI: fino a MAESTOSO | LIV. OFFICIANTE: V lvl di potere | PARAMETRI IN USO: V lvl]
Esterno-Boschetto/N Non si volta subito, ma qualcosa nei movimenti appena percettibili della mascella suggerisce che ha colto il gesto silenzioso di Stridio. Ruota appena il mento verso di lui, senza sorridere, ma con quel guizzo negli occhi che potrebbe somigliare a un apprezzamento e lo scruta. Dall’eleganza blu notte del completo alla linea ordinata della spada, passa in rassegna tutto con lo sguardo basso e feroce di chi pesa il mondo più che guardarlo. Un battito d’occhi dopo, le braccia tornano incrociate al petto, e lo sguardo si solleva di nuovo sui Maghi Rossi. Il rituale è divenuto una sinfonia di polveri e luce, i cerchi si accendono, le Trame si increspano e persino l’aria sembra trattenere il fiato. E proprio allora Uno scalpitare. Riconoscibile. Lei si volta di scatto e gli occhi si stringono a fessura. E lì, oltre il ponte, sul piazzale, si staglia la figura di Maniakesh, in sella al frisone. Lo inquadra. Ogni dettaglio. Ma non dice nulla. Torna semplicemente a voltarsi. Fa un respiro profondo e le braccia strette di nuovo sul petto. Il khol sugli occhi come una linea di confine. Il rituale prosegue. La cupola nasce.

Esterno-Boschetto/N (Il rituale è compiuto. Non appena Zelgadis va a pronunciare l’ultima parola della Litania Arcana dei filamenti elettrici blu, lingue d`ombra viola e lampi dorati partiranno dal Pentacolo tracciato a terra andando a formare una cupola protettiva che andrà a ricoprire l`area descritta nell’incanto. L’aria si fa elettrica per qualche istante. Respira lentamente, mentre muove un passo in direzione del proprio Evoker allungandogli la destra al fine di aiutarlo.) Stata bene mio Evoker? (Domanda con un filo di voce.)
sentiero Appena uscito dal Castello e superato il ponte levatoio, nota immediatamente il gruppo di figure presenti, tra cui Bravi e Maghi del Crepuscolo. Con un comando deciso e quasi impercettibile sulle redini, arresta bruscamente la sua cavalcatura. Notte, il frisone, obbedisce con l'immediata disciplina di un cavallo da guerra, inchiodando il trotto in un arresto netto, con le zampe anteriori che piantano il terreno, sollevando appena un piccolo mulinello di polvere e ghiaia. Notando Zelgadis alle prese con dei verosimili componenti, dedica al Mago un sobrio cenno del capo, un gesto di rispetto per il suo lavoro senza interferire ulteriormente nella sua concentrazione. Il suo sguardo si rivolge quindi a Aireth, CORMORAN e LaRossa, e la sua voce, roca ma potente, geme il saluto rituale: "Pravus in Tenebris." Subito dopo, il suo tono cambia, diventando un ordine secco rivolto ai Bravi presenti, con l'autorità di chi non ammette repliche: "Poi fate servire ai nostri Ospiti qualsiasi cosa di cui potessero avere bisogno!" Infine, aggiunge un chiarimento cruciale per la sicurezza e il rispetto. "E soprattutto avvertite la Compagnia che sono nostri amici cari e che l'Evoker è un mio personale e carissimo amico." L'ultima parte è pronunciata con enfasi.
esterno boschetto N <uno sguardo grato e amichevole dona a LaRossa, poi ruota d'istinto il capo guardando nella stessa direzione dell'occhio del Griso e vede la figura riconoscibile tra mille di Maniakesh a cavallo. Annuisce al suo comando> Pravus, Innominato. Non andranno via a pancia vuota! <la risposta è data con voce bassa ma scandita in modo marziale. Poi si volta verso Zelgadis e TENTA di avvicinarsi all'Evoker offrendogli la destra>
Esterno-Boschetto/N <e quando l’energia fluisce fuori dal proprio corpo, lo fa con una grandissima violenza, lasciandolo preda di quella STANCHEZZA che gli rende il fiato corto e le gambe indebolite. Eppure, in un moto d’orgoglio, l’evoker tenta di tenere la schiena dritta, pur barcollando appena. Respira profondamente, come se avesse corso per ore, ma mantenendo una grande dignità. Gli occhi scivolano alla ricerca di LaRossa, ora, deglutendo appena> Il rituale è compiuto. Del…castello, si occuperà direttamente la Shalafi, invece. <…> Quello che…<è evidente che la fatica è molta anche solo nel parlare>…l’Ordine si augura….<prosegue> E’ che questa ombra che dilaga sui capi dei cittadini di Esperia e della Cittadella, si dilegui quanto prima. <continua a respirare velocemente, andando poi alla ricerca di Aireth, con lo sguardo.> Evocatricatrice…<la chiama appena>…so che non è il primo rituale a cui assistete, ma forse è la prima Fortezza, dico bene? <quindi, quando lei parla, deglutisce appena, annuendo> Sto bene. <…> Ma questi rituali sono molto tassanti sulla mente e sul fisico. Ho bisogno di riposare…<quando CORMORAN gli offre la destra, rifiuta educatamente con un gesto> Vi ringrazio. <…> Ma se non fossi in grado di rimanere quanto meno in piedi, dubito che meriterei di esser chiamato Evoker. <risponde, educato>
sentiero Udendo la voce di Zelgadis, Maniakesh muove immediatamente Notte. Il frisone esegue un breve e disciplinato trotto in avanti, e Maniakesh ne arresta nuovamente il passo a circa tre passi dal Mago, prima di scendere con un movimento rapido e deciso dalla sella. "Amico mio," esordisce, la sua voce roca che si addolcisce notevolmente. "Mi spiace vedervi in questi tempi oscuri. Mi riprometto di venire presto alla Torre del Crepuscolo per un pomeriggio o una serata di conversazioni." Mentre parla, le sue braccia si allargano spontaneamente, un gesto che supera la formalità e cerca di comprendere Zelgadis in un abbraccio fraterno.
Esterno-Boschetto/N Non parla subito. Non quando la cupola prende forma. Non quando l’Evoker, pur spossato, raddrizza la schiena come un soldato in parata. Il khol sugli occhi ne cela il movimento, ma li tiene fissi su di lui. «Il Castello è grato per la vostra presenza, Evoker.» Il tono è netto, ma non freddo. «Se desiderate recuperare le forze, vi saranno offerte stanze tranquille all’interno delle mura. Ciò che avete fatto oggi… non verrà dimenticato.» Fa una pausa e gli occhi si spostano su Aireth. Nessun sorriso, ma un lieve inchino del capo. «Anche a voi, Evocatrice. La nostra protezione vi onora, e vi deve riconoscenza.» Poi con il passo si apre, le braccia si sciolgono dal petto e ruota leggermente verso il ponte, con il busto appena inclinato. Lo sguardo si posa su Maniakesh che si è avvicinato. La postura cambia, si fa quasi marziale. Il rispetto, stavolta, è visibile. «Pravus in Tenebris, Innominato.» La voce, bassa ma ferma «I vostri amici sono già stati accolti come tali. E la Fortezza dell’Ars proteggerà ogni nostra notte, finché sarà necessario.» Un cenno, fiero. «Ordinerò personalmente che venga dato loro ogni conforto.» Poi lo sguardo si posa un’ultima volta su Zelgadis. E la frase finale cade come il colpo di una mazza. «Chi sa reggere la Trama, merita di chiamarsi Evoker anche solo per questo.» E poi silenzio. Ma un silenzio che pesa più di mille ringraziamenti.

Esterno-Boschetto/N (Lascia ricadere la mano, limitandosi a divaricare un poco le gambe alla ricerca di una posizione più stabile e comoda. Rivolge un delicato sorriso a Zelgadis, dopo averne ascoltato le parole.) Ho assistito a molti rituali nella mia vita, ed alcuni li ho eseguiti io stessa, ma ammetto che questa è la prima Fortezza che vedo e a cui partecipo. (La voce è tranquilla, mentre gli occhi vanno ad osservare la cupola protettiva che hanno appena creato. Volge poi il capo e lo sguardo in direzione di LaRossa, muovendo un cenno del capo e rivolgendole un delicato sorriso.)
esterno boschetto N <fa un passo indietro, annuendo a Zelgadis> Naturalmente è come dite voi. La vostra fama vi precede, Evoker. <si volta verso LaRossa sorridendo appena e commentando sottovoce> Reggere la Trama? <una breve pausa, tornando più serio> Mi ritengo onorato di aver potuto assistere a un tale rituale, non capita spesso. Desiderate che mi occupi io di far allestire le camere e preparare le pietanze? <la destra scivola sotto il suo mantello blu ed estrae un frutto che offre a LaRossa> Una mela?
Esterno-Boschetto/N <verso CORMORAN , un cenno leggero> Un giorno, dunque, dovrete raccontarmi di questa fama. Non mi sono mai curato di quanto si dicesse di me in giro, ma ammetto una leggera curiosità, ad oggi, visto il tempo che passa e trascorre. <ora gli occhi scorrono su Maniakesh, al quale risponde con un muto cenno del capo, prima di tornare su LaRossa.> Vi ringraziamo. Ma ho molte faccende da sbrigare a Torre. <deglutisce ora, mentre la stanchezza finisce per scivolare lentamente via, lasciando il Mago nuovamente padrone del corpo e della mente. E’ senza dubbio preso ancora alla sprovvista, quando giunge l’abbraccio di Maniakesh. L’eldar si irrigidisce, allontanandosi educatamente poco dopo, prima di schiarirsi appena la voce> Lord Innominabile, Nuctemeron. <lo saluta a quel mondo, prima di proseguire> Sono creatura che favorisce la lettura alla guerra; dunque, mi auguro che questi tempi oscuri passino quanto prima. Detto questo, certamente quando le nubi che si addensano si saranno diradate, avrò piacere di incontrarvi in circostanze più liete. <quindi, ora, china lentamente il capo> Vi chiedo di scusarmi, ora, mi ritiro verso la Torre. Nuctemeron, Bravi. Mi auguro di rivedervi presto. <attenderà tutti i vari commiati, prima di iniziare lentamente ad allontanarsi assieme ad Aireth, lasciandosi alle spalle il castello dei cavalieri.>
sentiero nota immediatamente l'irrigidimento del fruitore, un chiaro segnale di disagio o resistenza all'abbraccio proposto. Senza insistere ulteriormente, il mezzelfo ritrae le braccia. Dedica a Zelgadis soltanto un cenno del capo, un gesto di rispetto silenzioso che riconosce il confine stabilito. Poi, con un'ultima, roca voce, saluta il resto del gruppo. "Pravus in Tenebris." Con la stessa agilità e maestria con cui era sceso, risale sul nero frisone, Notte, riprendendo le redini. Con un tocco di sprone, lo indirizza lungo il sentiero e si allontana a trotto deciso verso altri lidi, lasciando il gruppo alle spalle.
Esterno-Boschetto/N Non si muove di molto, ma quel tanto che basta per sciogliere le braccia incrociate al petto e volgere il busto verso la donna. Il cenno del capo è lento, quasi cerimoniale, mentre ricambia il sorriso appena accennato con uno sguardo più intenso che gentile, come a misurare le parole non dette. Poi, con passo saldo, si avvicina di mezzo metro a CORMORAN , senza però abbassare la voce. «Occupatevene, Stridio. Camere, viveri, tutto ciò che è degno d’essere offerto a chi ha reso un tale servizio al Castello.» Solo allora volge lo sguardo nuovamente su Zelgadis, accogliendone le parole con un’espressione immutata, ma non vuota. «Le porte dell’Ars restano aperte per voi, Evoker. In ogni momento. Anche solo per una notte di silenzio, o per una pagina letta in solitudine.» Fa una pausa e un respiro. Poi, con tono saldo e incisivo «Pravus in Tenebris.» Solo allora si volta parzialmente verso CORMORAN , e solleva un sopracciglio appena. «Lucidatela, Stridio. A breve… me ne servirò.» E non dice altro. Ma il tono lascia intendere che la mela non finirà certo su un vassoio da portata.

Esterno-Boschetto/N Volge un altro sguardo a tutti i presenti, prima di salutare a sua volta. "Nuctemeron Bravi." Muove anche un cenno di capo in loro direzione, per poi voltarsi e seguire Zelgadis, lasciandosi alle spalle il castello dei cavalieri.
esterno boschetto N <quasi deluso in volto, nasconde la mela sotto il mantello e annuisce a LaRossa> Vi prendo in parola. <annuisce e concede un breve sorriso a Zelgadis> Con immenso piacere scambierei delle parole con voi. L'ultima volta che i nostri sentieri si sono incrociati, portavate un colore diverso. Ma ora vi lasciamo tornare alla vostra Torre. Sicuri che non desiderate qualcosa per il viaggio? Per riportarvi in forze. <torna su LaRossa, sollevando appena le spalle> A quanto pare non saranno necessari allestimenti. <ruota lo sguardo un'ultima volta su Aireth a cui concede uno sguardo cordiale e su Zelgadis> Pravus in Tenebris a voi entrambi, non verrà dimenticato ciò che avete fatto.
Esterno-Boschetto/N Lo sguardo segue i due Maghi mentre si allontanano. Nel suo sguardo c’è una quieta gravità negli occhi truccati di khol, che riflettono ancora i bagliori sopiti del rituale. Quando i mantelli rossi scompaiono oltre la linea del sentiero, il mento ruota appena verso CORMORAN , senza che il busto si muova. «E voi, Stridio… com’è la vostra mira col tiro al bersaglio?» Una domanda lanciata con sorriso sghembo e tono distratto, mentre già lo sguardo si sposta verso le merlate, come a immaginare un colpo ben piazzato da lassù. Poi, con la stessa naturalezza con cui si affronta una marcia nota, piega il busto in avanti e muove il passo in direzione del ponte levatoio, che attende ancora abbassato. Il passo è calmo, ma deciso. La mazza ferrata batte lieve al fianco, i ciondoli dondolano appena. Non serve voltarsi. Sa che CORMORAN la seguirà.
esterno boschetto N <fa un sorriso sghembo alla domanda de LaRossa e si volta, seguendola verso il ponte levatoio, facendo sollevare il suo mantello sulle sue spalle> Mai usato un arco in vita mia! Preferisco questa! <la mano sinistra batte due volte con il palmo sull'elsa della spada alla sua cintura>
Esterno>Piazzale «Saggezza rara, in tempi in cui troppi si nascondono dietro una corda e una piuma.» Lo dice così, senza voltarsi, con quel tono d’ironia leggera che sa di stoccata educata, mentre i passi la riportano sul legno antico del ponte levatoio. L’eco delle suole rimbomba appena, seguita da quello, più grave degli stivali di CORMORAN . L’aria profuma ancora di umidità e di piante smosse, portata dalle folate del bosco. Una volta nel piazzale, solleva lo sguardo verso le mura del mastio, là dove, la sera precedente, le luci dei chierici avevano inciso sulla pietra i segni di un’armonia sacra. Lo sguardo si sofferma, tagliente, su quel ricordo luminoso. «Sapete, Stridio… ogni volta che vi sento parlare, mi viene la voglia di incrociare la lama con voi. Uno di questi giorni, magari.» Un mezzo sorriso, appena accennato, più un invito che una minaccia. Poi le gambe si muovono ancora, risalgono i gradini, uno dopo l’altro, con il passo sicuro di chi sa dove sta andando, e perché, e sparisce oltre l’ingresso del Mastio. //
esterno boschetto N <guarda LaRossa con lo sguardo un misto tra il divertito e il curioso> Non posso dire che sia una cosa che mi dicono tutte le dame, ma apprezzo e rispetto il vostro sentimento. <china appena il capo prima di prendere una strada diversa da quella del Griso> Attenderò con ansia di poter danzare con voi, Griso, spero di essere alla vostra altezza. <poi mentre si allontana, la destra va a cercare qualcosa sotto il mantello, prima di sparire alla vista> //